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Grandi carnivori. Negli ultimi 150 anni in Europa non vi sono casi di aggressioni all’uomo da parte del lupo

“Negli ultimi 150 anni, in tutta Europa, non vi sono mai state aggressioni all’uomo da parte del lupo”. Lo ha detto questa mattina Christian Losso, della polizia provinciale, nel corso dell’incontro con i giornalisti dal titolo “Attenti al lupo: conoscere, capire e comunicare i grandi carnivori”. Il dato è stato altresì confermato dalla dottoressa Sonia Calderola, referente regionale per la gestione dei grandi carnivori e per l’attuazione del progetto Life Wolfalps, che ha illustrato, dati alla mano, come il ritorno del lupo sia un fatto del tutto naturale. “Non vi sono mai stati progetti di reintroduzione del lupo in Italia né in Europa” ha precisato, mostrando i dati dell’evoluzione sulle Alpi dal 1992 con la comparsa nel 2012 di una coppia di lupi in Lessinia, nelle Prealpi venete per la maggior parte nella provincia di Verona, e parte in quella di Vicenza e Trento. Nel 2018 nell’arco alpino si stima la presenza di 287 lupi di cui 43 nel Veneto compresi anche quelli in provincia di Trento.
Per quanto riguarda eventuali piani di abbattimento dei lupi, va detto che la competenza è esclusivamente dello Stato. Tant’è che le leggi regionali emanate da Trento e Bolzano che prevedevano abbattimenti in deroga al Piano lupo 2012 tutt’oggi vigente, sono sotto l’esame della Corte costituzionale che dovrà pronunciarsi sull’illeggitimità della norma.
Ha concluso la mattinata l’intervento del dottor Paolo Molinari, ricercatore faunistico, che si è soffermato sulla pericolosità dei tre grandi carnivori, l’orso, il lupo e la lince, e di come viene percepita comunemente. “Orso, lupo e lince sono potenzialmente pericolosi – ha detto – però non essendo animali aggressivi il rischio non c’è”.
L’orso e la lince – ha precisato Molinari – sono stati reintrodotti dall’uomo, mentre i lupi sono arrivati da soli nelle Alpi. Un lupo, infatti, può percorrere oltre mille chilometri in meno di una anno. Come dire che potrebbe partire dalla Grecia e arrivare nel Bellunese.
Per quanto riguarda la pericolosità, come viene comunemente percepita, Molinari ha fatto alcuni esempi con dati alla mano. Si registrano mediamente ogni anno nelle Alpi 110 attacchi all’uomo da parte di mucche e cavalle che difendono i loro piccoli, con sei persone morte. Negli ultimi 10 anni, sempre nell’arco alpino, sono stati registrati 5mila casi di aggressioni da parte di mucche e cavalle con piccoli, con 1.200 feriti e 50 morti. Eppure questi animali sono comunemente ritenuti non pericolosi. La percezione è fondamentale – ha detto Molinari – perché una mucca che uccide una persona non è percepita come l’orsa con i piccoli che in Trentino ha graffiato un uomo che si era avvicinato troppo.