L’idea di impiegare i droni per il soccorso in montagna non è nuova, ma ancora i droni non giocano il ruolo che potrebbero avere. Gli aspetti che ne impediscono ancora un uso generalizzato nel soccorso in montagna hanno duplice natura, giuridica e tecnica.
La normativa in tema di utilizzo dei droni ha vissuto fasi diverse legate alla successiva entrata in vigore dei Regolamenti Enac e dei relativi emendamenti .
Le variazioni dei Regolamenti , così come quelle degli emendamenti si sono rese necessarie in relazione alla prova dei fatti nell’applicazione dei Regolamenti stessi.
Si è passati anche da una visione di sfavore all’impiego dei droni (considerati fondamentalmente solo dal lato della loro pericolosità e non dal lato dei considerevoli vantaggi nascenti da un loro corretto impiego ) ad una visione possibilista sempre però molto legata al fattore sicurezza.
L’ultima revisione del Regolamento Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto è la n. 2 e l’emendamento è il 4 , del 21 maggio 2018 .
Ora con il recepimento nel nostro ordinamento (11 settembre 2018 ) del Regolamento Europeo n. 1139/2018 del 22 agosto 2018, la visione del quadro normativo dovrà spostarsi dalla sicurezza ( che dovrà sempre essere tenuta ben presente ), all’impiego operativo dei droni.
Siamo quindi in attesa che l’ENAC (probabilmente prima dell’estate), rilasci il nuovo Regolamento secondo le direttive del Regolamento Europeo citato e divenuto legge dello Stato.
Sarà quindi possibile cominciare a valutare le possibilità di impiego dei droni nell’ambito del soccorso in montagna.
L’altro aspetto che non ha ancora permesso il loro impiego nel soccorso in montagna è di natura tecnica.
Attualmente, quando si parla di droni, si pensa a quei mezzi pluri elica (pluricotteri), con alimentazione elettrica , muniti di sistemi di guida da remoto e con autonomia di circa mezz’ora di volo , con un “range “ operativo che può facilmente arrivare anche a cinque chilometri (non utilizzabili ora che il volo deve avvenire a vista!)
E’ vero che si possono avere multicotteri con range ben maggiore e con tempi di volo più lunghi , ma il costo di tali apparati e la complessità del loro uso , rendono il loro impiego più difficile (ora impossibile date normative vigenti).
Bisognerà a mio avviso, puntare anche sui droni ad ala lunga, in grado di avere una autonomia ben maggiore (anche oltre le due ore) e in grado di passare dal volo alare, all’autosostentazione mettendo in verticale le eliche delle ali.
Vi sono già droni che volano partendo in verticale come un drone multicottero per passare alla crociera alare. L’elettronica ha permesso di rendere agevole e semplice quella fase delicata del volo in cui i due sistemi passano dall’uno all’altro.
L’avere un drone in grado di volare molto velocemente (anche 100km/h) per oltre due ore e di stare poi sospeso e fermo in aria sul punto di osservazione è una necessità nel caso del soccorso in montagna.
Rimanendo sospeso sul punto, le telecamere di osservazione ad alta definizione e con la possibilità di ingrandire di molto l’immagine , permettono di effettuare una ricerca mirata ed accurata , mentre l’osservazione in volo continuo può coprire spazi molto grandi anche con scandagli radio Recco. Si badi che le osservazioni così registrate a terra , possono essere riviste più volte in modo che nessun dettaglio rimanga non esaminato.
La possibilità di utilizzare anche telecamere all’infrarosso, migliora la visione notturna e la ricerca di corpi caldi al suolo.
Altro fattore essenziale sarà quella della georeferenziazione delle nostre montagne, (una parte delle quali è già stata georeferenziata – non da noi ma dai tedeschi !) .La georeferenziazione permette infatti di ricostruire in realtà virtuale il paesaggio circostante da un punto conosciuto. Con tale sistema il drone potrà volare con qualsiasi tempo , anche in situazione di visibilità zero, avendo sempre un riferimento di posizione preciso dato dal GPS di bordo.
Sarà molto utile un sistema di ripetizione del segnale video e dati FVP , costituendo una rete opportuna in collaborazione con i radioamatori e con i gestori degli impianti di ripetizione dei segnali televisivi, per permettere il volo del drone e il suo pilotaggio remoto in ogni punto del territorio della Provincia.
Tutto questo però sarà possibile solo con un cambio di rotta della normativa, non possiamo quindi che sperare che il prossimo Regolamento Mezzi Aerei a Pilotaggio Remoto, permetta finalmente un uso che sfrutti per intero tutte le grandi potenzialità di un tale mezzo per la ricerca ed il soccorso in montagna.
Fabrizio Righes


