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20, 40, 60: storia per immagini di un fotografo alpinista. Inaugurata a Mel la mostra fotografica di Manrico Dell’Agnola

Manrico Dell’Agnola, Mirta Amanda Barbonetti, Francesca De Biasi

Dopo l’inaugurazione a sorpresa dell’11 febbraio con un centinaio di invitati, per festeggiare i sessant’anni del fotografo-alpinista zumellese Manrico Dell’Agnola, “20, 40, 60” ha aperto al pubblico pensando all’Agordino.

Nacque prima l’alpinista o il fotografo? È la domanda che in molti si faranno visitando “20, 40, 60” la mostra fotografica ospitata al Palazzo delle Contesse di MEL (11 – 24 febbraio) realizzata dai familiari e dagli amici per festeggiare, a sorpresa, i sessant’anni di Manrico Dell’Agnola.

Di origini agordine, naturalizzato zumellese, sin da giovane Manrico si è imposto nel panorama alpinistico italiano come uno dei maggior rappresentanti di una arrampicata moderna fatta di velocità e sicurezza in parete date dall’allenamento, spesso coltivato nelle falesie di fondo valle così lontane dall’alpinismo eroico.

A vent’anni ha inizio la sua carriera sia alpinistica che di fotografo professionista; quarant’anni intensi in cui ha avuto la capacità e la fortuna di trasformare la sua grande passione, l’arrampicata, in un valore aggiunto nella sua professione di fotografo pubblicitario, legata soprattutto al mondo dell’outdoor e dell’editoria di montagna.
“20, 40, 60” diventano così dei numeri simbolo.

L’esposizione, che ha colto veramente di sorpresa un Manrico abituato alle grandi emozioni, prova a ripercorrere questi anni intensi proponendo una quarantina di opere molte delle quali dedicate alle amate Dolomiti ritratte cogliendone i momenti più intensi, da punti di vista e con l’attenzione al dettaglio che solo un alpinista può conoscere, perché le ha vissute e percorse nel profondo delle loro pieghe. (Non a caso Manrico, dalla cima del Pelmo, sarà ospite di Linea Bianca nella puntata di sabato 2 Marzo)
Non poteva essere diversamente considerato che Manrico ha dedicato tutta la vita alle Dolomiti, che non smette di ritenere le montagne più belle del mondo, scattando immagini pubblicate su riviste e libri e realizzando, ormai da sedici anni “Archive” il calendario divenuto per molti oggetto da collezionare.

L’arrampicata però ha rappresentato anche un mezzo o una scusa per girare il mondo, per conoscere luoghi e culture diverse e catturare, attraverso l’obiettivo, atmosfere surreali, attimi irripetibili, sguardi indimenticabili. Per questo una parte della mostra è dedicata proprio ai viaggi.

Collage di immagini stampate su tela per renderle ancora più preziose, esplosione di colori che travolgono i sensi e conducono chi le guarda in luoghi lontani: bambini e donne da tutto il mondo, le atmosfere dell’Artico, la selvaggia Patagonia, l’amata America, il Pakistan dai grandi contrasti e un grande quadro dedicato all’Africa. E infine una parte delle opere grafiche ispirate a quanto di artistico la natura sa creare come le pieghe della neve, le onde di sabbie, le nebbie ovattate.

Ma “20, 40, 60” non nasce solo con l’intento di celebrare un genetliaco, ma vuole andare ben oltre; infatti tutte le opere saranno messe in vendita per devolverne il profitto all’Agordino attraverso il Fondo Welfare e Identità Territoriale coordinato dalla Provincia nella persona della dott.ssa Francesca De Biasi, che non ha voluto mancare all’appuntamento.

La mostra rimarrà aperta, sino al 24 febbraio, il sabato e la domenica dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 18:00 e il venerdì pomeriggio su prenotazione (info 347 1640255 antonellagiacomini64@gmail.com). Le opere rimaste poi verranno esposte alla Bruschetteria El Mighelon per permettere, anche ai ritardatari, di godere della loro bellezza e magari contribuire alla rinascita della nostra montagna.

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