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Guarda (AMP): “Nell’esbosco post-uragano Veneto in grave ritardo. L’autonomia non c’entra nulla: è questione di responsabilità politica”

Cristina Guarda, consigliere regionale

“Avrei voluto sentire dal presidente Zaia parole ben diverse da quelle pronunciate oggi in aula: un’assunzione di responsabilità su un ritardo di intervento di esbosco, necessario per tutelare il legno da parassiti e marciume, e di stoccaggio indispensabile per tutelare il suo valore di mercato. Un ritardo dovuto ad una cattiva organizzazione e gestione dei boschi e delle foreste, competenza che già da anni è nelle mani totalmente alla Regione. La verità è che dopo lustri di governo ininterrotto del centrodestra, il Veneto non ha una rete ben strutturata e neppure la preparazione adeguata per tutelare degnamente il nostro patrimonio forestale, aggravato da un taglio catastrofico delle risorse a lui destinato: da 20 milioni a 200 mila euro negli ultimi 4 anni”.

Così Cristina Guarda (AMP), intervenuta oggi in occasione del consiglio straordinario sul tema della ricostruzione post-uragano che ha colpito il Veneto nell’ottobre scorso.

La consigliera ha denunciato la “scelta di estromettere Veneto Agricoltura da qualsiasi iniziativa di analisi, studio, raccolta dati ed intervento, sebbene sia l’unico ente che per competenze e storia può mettere a disposizione personale e know how. In tutto questo c’è una responsabilità politica, un comportamento attendista che non si può sottacere come fa Zaia. In questa fase sarebbe stato davvero utile un Piano sovraregionale, capace di mettere in sinergia i territori colpiti, di non far perdere tempo a nessuno, di non essere costretti a raccontare gli interventi di ordinaria seppur faticosa gestione post emergenziale come degli straordinari ottenimenti della politica regionale veneta”.

Secondo l’esponente vicentina “mentre in Veneto si perdeva tempo con gli annunci, altrove, come in provincia di Bolzano, si approvavano fin dallo scorso novembre delibere con precisi stanziamenti in bilancio e si stabilivano i criteri per la concessione di aiuti pubblici per la lavorazione e la rimozione dai boschi del legname abbattuto, i contributi per l’esbosco e le linee guida per il ripristino degli schianti da vento. Qui invece si brancola nell’incertezza, col risultato che a distanza di mesi gli alberi abbattuti sono ancora lì. Chi sostiene che questo divario sia legato a questioni di autonomia vuole solamente mascherare ipocritamente le proprie gravi manchevolezze”.

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