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Targhe estere. D’Incà (M5S): “Servono correzioni alla legge, i furbetti che la norma vuole colpire non sono certo i gelatieri bellunesi che lavorano all’estero”

Federico D’Incà, deputato

Federico D’Incà, deputato Questore della Camera dei deputati, interviene sull’articolo 29bis del decreto sicurezza. “L’articolo 29 bis del decreto sicurezza introduce il divieto, per i residenti in Italia da oltre 60 giorni, di circolare con un veicolo immatricolato all’estero e nasce per contrastare i furbetti – dichiara D’Incà – ovvero chi circola con veicoli targati stranieri per non pagare bolli, assicurazioni, multe e con pericolose conseguenze sul piano investigativo in caso di delitti commessi con o grazie all’impiego di veicoli con targhe straniere che non consentivano di risalire al proprietario”.

“La legge necessita di correttivi – commenta il deputato bellunese – in quanto l’applicazione della norma così come formulata non tiene conto delle particolarità di alcuni territori italiani, come quello bellunese. Tanti cittadini che risiedono nel nostro territorio lavorano all’estero e utilizzano veicoli con targhe straniere. Non sono certo loro i furbetti che la norma vuole colpire”.

“Per questi motivi sto seguendo con grande attenzione la problematica – prosegue il parlamentare del Movimento 5 Stelle – Sono in contatto con le amministrazioni locali, i rappresentanti degli imprenditori e dei lavoratori all’estero, in particolare i gelatieri bellunesi”.

“Ho informato il sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Michele Dell’Orco che si è fatto carico della situazione – continua il deputato – Il Sottosegretario comprende le difficoltà che la norma produce in alcuni casi, come appunto quello che riguarda il bellunese, e ha dimostrato la massima disponibilità a trovare una soluzione”.

“Sicuramente avremo modo di porre gli opportuni cambiamenti in sede delle modiche al Codice della Strada il cui iter è iniziato alla Camera dei deputati – conclude D’Incà – nel frattempo cercheremo comunque di trovare delle soluzioni che correggano gli effetti distorsivi della norma senza dover attendere l’iter normale delle proposte all’esame della Commissione”.

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