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L’Associazione Belluno-DONNA con il Coordinamento dei Centri antiviolenza del Veneto (Iris) in piazza perché sui diritti delle donne non si torna indietro

Il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, è per noi una ricorrenza significativa per mantenere alta l’attenzione su un fenomeno strutturale, quale la violenza maschile sulle donne che, secondo i dati Istat, attraversa la vita di almeno 1 donna su 3.
Il ruolo dei Centri antiviolenza, nel garantire sostegno e aiuto alle donne coinvolte in situazioni di violenza, è fondamentale. In questa cornice operativa si inseriscono le operatrici e le volontarie della Rete nazionale dei Centri antiviolenza – D.i.Re e del Coordinamento dei Centri Antiviolenza del Veneto – IRIS che da circa 30 anni combattono perché la violenza sulle donne non sia ritenuta un fatto normale.
Nella Provincia di Belluno, le donne “nuove” accolte in 10 mesi sono state 139, di cui 65 presso lo sportello di Belluno, 49 presso lo sportello di Ponte nelle Alpi e 25 presso lo sportello di Feltre. Per quanto riguarda la Casa di Secondo Livello Belluno-DONNA, sono state ospitate tre donne con tre figli/e minori.
I dati regionali inoltre, dal 1° gennaio al 31 ottobre 2018, riportano che il Coordinamento Veneto ha ascoltato e accolto nei suoi 12 Centri antiviolenza le richieste d’aiuto di 1.854 donne e che, in questi mesi, ben 5 donne nella nostra Regione hanno perso la vita per mano di un uomo.
Per quanto riguarda i dati nazionali del 2017, i 78 Centri Antiviolenza della Rete D.i.Re hanno accolto 20.137 donne delle quali il 68% era di nazionalità italiana. Nel 75,7% dei casi l’autore della violenza era il partner attuale o passato. Facendo riferimento a tali dati, le tipologie di violenza più diffuse sono quella psicologica, presente nel 73,6% dei casi, quella fisica 62,1%, economica (30,7%), sessuale (13,5%), stalking (16,1%).
Rispetto agli anni precedenti dunque anche quest’anno i dati continuano a crescere. Le donne stanno reagendo e ciò deve essere motivo di grande soddisfazione per chi lavora giorno dopo giorno accanto a loro.
La continuità dell’offerta di accoglienza e sostegno alle donne nel tempo può autorevolmente far ritenere che i centri antiviolenza siano un’imprescindibile “istituzione” di cui chi ha il dovere di intervenire sul fenomeno della violenza alle donne, non può fare a meno.
Proprio per queste considerazioni possiamo affermare che il livello dei finanziamenti dei Centri antiviolenza risulta essere inconsistente e mortificante. A fronte di un lavoro fondamentale per l’emersione, la prevenzione e il contrasto del fenomeno della violenza alle donne, che continua ad essere un fenomeno grave, ampio ed esteso, i Centri antiviolenza vivono essenzialmente di risorse economiche scarse e insufficienti.
Ciò chiama la politica ad una grande responsabilità perché oggi non sono più rinviabili interventi integrati e di ampio respiro per prevenire e contrastare la violenza maschile alle donne. Tuttavia, come sottolinea Lella Palladino, Presidente di D.i.Re, “L’attuale governo ha mostrato, fin dall’inizio, scarsa attenzione ai temi trattati dalla Convenzione di Istanbul, oltre che presentarsi in generale come reazionario rispetto ai diritti e alle libertà delle donne”,
I Centri antiviolenza saranno dunque in piazza perché sui diritti delle donne non si può tornare indietro, a Roma il 24 novembre per la manifestazione nazionale, ma anche in tantissime altre città italiane per portare un messaggio di vicinanza alle donne dei nostri territori.
Ci saremo per difendere la legge 194 e i luoghi autonomi delle donne, per pretendere il ritiro del Ddl Pillon su separazione e affido, per riaffermare il diritto delle donne all’indipendenza economica e respingere al mittente il tentativo di riportarle tra le mura domestiche per sostituire la carenza dei servizi.

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