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Stanziati 25 milioni per gli allevatori di montagna

Luca De Carlo, deputato

Venezia, 10 novembre 2019 – Uno specifico plafond di circa 25 milioni destinato esclusivamente agli allevamenti di montagna, permetterà di mantenere invariato il contributo erogato anche in caso di diminuzione del numero complessivo dei capi presenti nelle zone montane, andando ad aumentare il premio unitario.

Questa la principale novità evidenziata dalla sottosegretaria alle Politiche agricole alimentari e forestali Alessandra Pesce, nella risposta fornita all’interrogazione del deputato Luca De Carlo (Fdi), ieri durante la seduta congiunta della commissione Affari costituzionali, presidenza del Consiglio e Interni e della commissione Affari esteri e comunitari. Nel documento presentato, De Carlo chiedeva quali misure fossero previste per il sostegno agli allevatori di montagna, che versano in una generale situazione di difficoltà, evidenziando tra l’altro che i danni causati dalla recente ondata di maltempo alle montagne di Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia, avranno pesanti ricadute sulle attività.

Una ulteriore forma di sostegno agli agricoltori delle zone montane e a quelli delle aree svantaggiate dei comuni colpiti dal terremoto nel 2016 e 2017 e’ il regime di aiuto nazionale a favore della zootecnica estensiva, per cui il ministero alle Politiche agricole ha destinato una dotazione di 10 milioni per il 2018, prosegue Pesce, ricordando che “il regime di aiuto funziona con le regole del de minimis agricolo, il cui limite è pari a 15mila euro nell’arco di tre esercizi finanziari”.

Nello specifico, i richiedenti devono avere a disposizione prati permanenti nella aree montane o svantaggiate, che siano mantenuti in uno stato idoneo al pascolo, con un carico di bestiame compre tra 0,1 e sei unità per ettaro. Infine, Pesce ricorda che il premio previsto per ciascun animale che partorisce nell’anno solare di riferimento, allevato in una stalla che rispetta i parametri igienico sanitari previsti, è più elevato nel caso in cui la vacca in questione venga mantenuta almeno sei mesi in un allevamento montano.

La risposta soddisfa parzialmente De Carlo, il quale chiede che l’erogazione dei contributi per i settori in difficoltà sia legata al requisito della produzione reale e non a quello della superficie agricola a disposizione, in modo da evitare alcuni effetti distorsivi che si sono verificati in passato, ovvero l’erogazione di sussidi che di fatto “non hanno contribuito a creare le condizioni per consentire agli allevatori di montagna di agire come imprenditori agricoli”. (Red/ Dire)

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