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“Arte delle situle. La situla Alpago”. Venerdì a Pieve d’Alpago la conferenza di Luca Zaghetto

Venerdì 16 novembre 2018 alle ore 20.30, nella Sala Convegni Placido Fabris di Pieve di Alpago il Circolo Amici del Museo dell’Alpago e il comune Di Alpago hanno organizzato un importante appuntamento scientifico e culturale.

Si tratta di una conferenza titolata “Arte delle situle. La situla Alpago” nella quale l’archeologo Luca Zaghetto, autore del volume ” La situla Benvenuti di Este” illustrerà, con l’ausilio di immagini, questa notevole espressione creativa. Per usare proprio delle affermazioni tratte dagli studi dell’esperto Luca Zaghetto ” l’arte delle situle è un movimento artistico artigianale diffuso nel bacino altoadriatico fra il VII e il IV sec. a. C.. Per natura delle raffigurazioni e per dimensioni del repertorio costituisce un banco di prova ideale per trattare molti dei numerosi aspetti e delle problematiche di ordine teorico e metodologico che normalmente si incontrano nella narrazione- spiegazione iconografico/archeologica”.

Il rilevante appuntamento sottolinea come siano oramai trascorsi 16 anni da quel 16 agosto 2002, allorquando è stata messa in luce, a Pian de la Gnela (Pieve d’Alpago), “La Situla Alpago” che presentava tre registri (fasce) con raffigurazioni di cortei di personaggi. Una grande scoperta, impensata, quanto voluta, cercata, soprattutto dalle amministrazioni comunali guidate dal sindaco Erminio Mazzucco e dai volontari del Circolo Amici del Museo dell’Alpago. Tuttavia, nonostante l’importanza di questo ritrovamento, allo stato attuale un pezzo unico per la scena di parto (a riguardo territorio dove si è sviluppata l’arte delle situle cioè: tra il Po e il Medio Danubio, Bologna e la Slovenia) si sta assistendo ad una progressiva indifferenza verso la complessiva ricchezza ed espressione artistica dei reperti messi in luce nei due settori della necropoli di Pian de la Gnela datata (VII-V sec.a.C.). E’ quindi d’obbligo, non lasciar disperdere, smembrare, o peggio, rischiare di veder collocare altrove questa ricchezza culturale, oltre che turistica, che dovrebbe essere l’orgoglio dell’intero Alpago se esposta in una sede da preparare al più presto (un piano dell’ex palazzo Municipale di Pieve).In tale prospettiva è quindi fondamentale tenere viva la memoria, l’attenzione mediante iniziative di diffusione, i significati di questo luogo di sepoltura delle antiche genti che dimoravano lungo le pendici del Monte Dolada a 900 metri di altitudine oltre due millenni fa.

Eugenio Padovan

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