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La Grande guerra e l’identità nazionale * di Daniele Trabucco

Daniele Trabucco

Il 3 novembre 1918, a Padova, presso Villa Giusti, veniva firmato l’armistizio tra il Regno d’Italia e l’Impero Austro-Ungarico. Esso sarebbe poi entrato in vigore alle ore 15:00 del 04 novembre 1918.

L’Italia uscì vittoriosa dal conflitto sul piano militare, sebbene perse la pace (si pensi solo alla questione fiumana che venne risolta nel 1924 con il Trattato di Roma).

Che ne resta oggi di questo avvenimento?

Nell’Italia del tradimento dell’8 settembre 1943, della retorica resistenziale post-bellica, del mito della “inutile strage” (secondo l’espressione di Papa Benedetto XV) poco o nulla. Tutto viene ridotto ad una generica celebrazione delle nostre forze armate e dell’Unità nazionale. La “Grande Guerra” di Monicelli, il “Tutti a casa” di Luigi Comencini ed altre pellicole neorealiste non hanno certamente aiutato, bensì hanno contribuito all’affermarsi di un’ideologia volta a sminuire la portata storica e politica del primo conflitto mondiale per il nostro Paese. Dopo il 1945 ogni ricorrenza è stato dominata dal dogma dell’antimilitarismo e del pacifismo senza identità. Sia ben chiaro: non sto facendo un’esaltazione della guerra che, come ogni operazione militare, ha portato lutti, dolori e miserie. Quello che denuncio è la mancanza di comprensione, a distanza di cento anni dalla sua conclusione, del significato di questo evento bellico per l’Italia.

Nel mio piccolo, mi sento di condividere e sottoscrivere le riflessioni del prof. Franceso Perfetti (illuminante il suo libro “La Grande Guerra e l’identità nazionale”) secondo il quale la prima guerra mondiale rappresentò la conclusione del processo risorgimentale e contribuì a rafforzare, se non proprio a creare, il sentimento dell’identità nazionale. Un conflitto che gettò anche le premesse per un massiccio ingresso delle masse nella vita politica del paese, che determinò il passaggio da una società ancora rurale a una società industriale, che favorì le migrazioni interne dalla campagna verso le città e i processi di mobilitazione sociale.

Daniele Trabucco (Istituto Indef di Bellinzona e Campus universitario Ciels di Padova).

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