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“I Guerra Mondiale. Movimenti nelle retrovie. Occupazioni, migrazioni, emancipazioni”. A Pistoia la mostra sui 30mila profughi bellunesi curata dall’Associazione bellunesi nel mondo

La Grande Guerra da un insolito punto di vista, per gettare uno sguardo sulle “retrovie” dell’evento che cambiò il corso della storia. Questo è l’obiettivo della mostra: “I Guerra Mondiale. Movimenti nelle retrovie. Occupazioni, migrazioni, emancipazioni”, curato dall’Associazione Bellunesi nel Mondo assieme ad altri partner e realizzato grazie al contributo della Regione Veneto, che sarà inaugurata sabato 3 novembre, alle ore 17.00, nella Sala Dipartimenti della Biblioteca civica di Pistoia in via Sandro Pertini.

La Prima Guerra Mondiale, infatti, fu combattuta dai soldati, ma non solo. Ebbe un peso enorme anche sulla popolazione civile, soprattutto nel Nord-est d’Italia, dove gli eventi bellici condizionarono profondamente la vita di paesi e città, con imponenti fenomeni demografici nelle retrovie e nelle zone prossime al fronte, con carestie, fame, pandemie e paralisi economiche, con lo stretto contatto forzato tra “invasi” e “invasori”, con l’incontro culturale e linguistico tra italiani provenienti da varie regioni, primo vero passo verso una coscienza nazionale collettiva.La guerra “sulle porte di casa” ebbe l’effetto di una violenta bufera che rimescolò genti e abitudini di vita di regioni come il Veneto (in particolare nelle province di Belluno e Treviso), sommando alle devastazioni portate dal conflitto le tristi vicende dell’occupazione, dell’internamento e del confino che interessarono uomini, donne, vecchi e bambini in un unico e sconvolgente quadro di lacerazione delle famiglie e del tessuto sociale delle comunità.L’impatto della guerra diede però anche spinta all’emancipazione femminile, con le donne in prima linea nel lavoro, e coinvolse come testimoni i più piccoli, tra i più istruiti in un ambito sociale di diffuso analfabetismo. A questi “movimenti nelle retrovie”, si aggiunse anche un imponente fenomeno migratorio, prima, durante e dopo la guerra.La mostra, basata su immagini e documentazioni dell’epoca provenienti da archivi sia nazionali che locali e costituito da una dozzina di pannelli bifacciali 100×200, un depliant informativo, e un audiovisivo.

Perché portare questa mostra a Pistoia? Perché proprio da Belluno e in generale profughi bellunesi e veneti tra il novembre del 1917 e il novembre 1918, a seguito dell’invasione dell’esercito austroungarico e tedesco che aveva sfondato le difese italiane a Caporetto, si rifugiarono a Pistoia, dove trovarono ospitalità. Oltre 30.000 bellunesi, 5.300 della sola Città di Belluno, fuggirono per evitare l’occupazione austrotedesca. Coloro che rimasero trascorsero uno dei più difficili anni della nostra storia, conosciuto come l’An de la fan. Gli oltre 30.000 profughi bellunesi, invece, cercarono aiuto nel resto d’Italia. Molti di loro furono ospitati in Toscana e soprattutto a Pistoia, dove ripararono anche il prefetto ed il sindaco di Belluno, che da là tentarono di tenere i rapporti con la Città e coi profughi.
La mostra rimarrà aperta fino al 24 novembre con il seguente orario: lunedì 14.00-19.00; martedì e sabato 9.00 – 19.00. Per maggiori informazioni: tel. 0573 371790

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