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Ritrovamenti antichi all’ex chiesa di San Pietro a Mel. Aprire un’area archeologica pubblica

Mel – Ex chiesa di S. Pietro

MEL – Lo scavo archeologico in corso d’effettuazione da parte degli esperti della Società CORA di Trento nell’area interna dell’ex chiesa di S. Pietro, che interrompe molti mesi di stallo successivi all’esecuzione di un significativo sondaggio, di pochi metri quadrati, condotto dall’archeologo Flavio Cafiero, avrebbe la possibilità di analizzare per quell’ambito interessato, almeno un millennio di storia zumellese. Difatti il condizionale è d’obbligo perché i circa 30 mila euro più Iva, stanziati dal Gal Prealpi e Dolomiti non sarebbero affatto sufficienti per portare a termine la complessa indagine costituita da sedimentazioni e strutture murarie che arrivano, come abbiamo visto a circa mille anni di frequentazione di quel luogo. Gli archeologi, infatti, si trovano di fronte a circa 200 metri quadrati di superficie che presentano anche la sagoma di un sarcofago (quindi di una tomba da investigare minuziosamente) e tutta una serie di murature tra le quali vi è un esteso pacco stratigrafico da sfogliare con metodi rigorosi, tali da non disperdere nessuna delle informazioni in esso contenute. Da quel che si conosce dei ritrovamenti, questi riguarderebbero l’Età Altomedievale, quella romana e quella preromana con frammenti ceramici, monete e strutture murarie. Purtuttavia, per approfondire le informazioni sulle vestigia, è sufficiente consultare, ad esempio, pubblicazioni come l’Archivio Storico di Belluno, Feltre e Cadore o il volume di Sauro Francescon e Nino Sartori “Mel. Storia e leggende arte e usanze”. Proprio in quest’ultimo vi si legge come, la più antica chiesa della zona possa essere proprio quella di S. Pietro risalendo, probabilmente, al V sec. d C.. Ma rimanendo sulla questione archeologica, uno degli autori, il benemerito Nino Sartori, annotava come l’edificio “meriterebbe assaggi e scavi condotti tecnicamente, i quali potrebbero evidenziare le caratteristiche di un tempio sicuramente antico”. Dalla pubblicazione del libro nel 1991 sono trascorsi quasi trent’anni e l’occasione, per dar seguito agli auspici di Sartori si è presentata e finalmente le ricerche sono in corso e, quindi, molti interrogativi potranno essere sciolti. E non si tratta solo di quelli relativi all’edificio di culto, ma pure di quelli sollevati da Alberto Alpago Novello secondo i quali “dovrebbe esistere nella località di S. Pietro un nucleo abitato il cui cimitero era la necropoli dell’VIII- V sec. a.C. di Via Tempietto. Staremo a vedere come proseguiranno le ricerche e se, effettivamente, giungeranno al completamento delle stratificazioni da investigare e alla valutazione dell’opportunità di prevedere un’area archeologica visitabile al coperto. Questa completerebbe un percorso, culturale e turistico, nell’archeologia zumellese: dalla necropoli, a un possibile segmento dell’abitato venetico e resti dell’antica chiesa e in conclusione la visita al Museo Civico Archeologico di Palazzo delle Contesse, nel quale sono presenti reperti scavati nella necropoli e di varie provenienze oltre a quelli dell’abitato dell’Età del Ferro (VI – V sec. a.C.), con testimonianze romane della località Cioppa.

Eugenio Padovan

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