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Allarme pesticidi. In Veneto il triste primato, con ben 11,7 kg di pesticidi per ettaro coltivato

L’avvelenamento da pesticidi è, ormai, un dato di fatto inconfutabile che sta ammalando, sempre più, intere popolazioni e territori.

Lo sottolinea in una nota il Movimento BellunoInComune.

Questo emerge chiaramente dall’ultimo “Rapporto Nazionale pesticidi nelle acque 2018”, appena pubblicato da ISPRA, che evidenzia come siano in aumento i livelli di contaminazione dovuti all’uso di pesticidi e diserbanti.
Dati veramente allarmanti che dimostrano quanto i pesticidi nelle acque siano in aumento e come i livelli di contaminazione siano sopra i limiti in quasi un quarto dei punti di monitoraggio delle acque superficiali; tra questi per esempio, l’ormai tristemente famoso, glifosato arriva a superare gli standard di qualità delle acque in quasi il 48% dei siti monitorati.
Un altro aspetto di come siano pericolosi questi pesticidi è la loro persistenza, infatti l’atrazina, bandita dai nostri campi da ben 26 anni, è risultata ancora presente, superando i limiti di concentrazione consentita, nell’8,3% dei punti di analisi delle acque sotterrane, le stesse che poi ricaricano i nostri acquedotti.
Tutto ciò è molto grave in quanto i residui di queste sostanze, che finiscono nelle nostre acque e quindi in tutto l’ambiente e nella catena alimentare, sono tossici per la vita anche in basse concentrazioni.
Per quanto ci riguarda, i dati sono ancora più gravi se consideriamo che in Veneto la presenza di pesticidi interessa il 90% dei punti delle acque superficiali monitorati e che abbiamo il “triste primato” con ben 11,7 kg di pesticidi per ettaro coltivato.
Detto ciò, cosa fare per evitare che la già grave situazione da emergenziale diventi un disastro?
Bisogna, innanzi tutto, che noi cittadini acquisiamo sempre più consapevolezza di questi problemi e capiamo quanto siano importanti le nostre scelte e come possano influenzare il mercato.
Poi pretendere dalla politica scelte forti e coraggiose che, partendo dal principio di precauzione, scoraggino l’utilizzo dei pesticidi e mirino a incentivare e premiare l’agricoltura biologica e la costituzione di biodistretti, nel rispetto della biodiversità e delle tipicità tradizionali locali.
Non si tratta di vietare, ma di chiarire che il sistema agroindustriale non può essere l’unico che sfugge alla regola del ‘chi inquina paga’”.
Allora basta chiacchiere e passerelle – conclude la nota di BellunoInComune –   mettiamoci a lavorare concretamente per costruire un nuovo modello agricolo che possa regalarci prodotti gustosi ma, principalmente, salutari.

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