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Ridurre a 3 giorni la settimana la caccia di selezione. Lo chiede alla Provincia l’Associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato lo scorso 19 marzo una specifica richiesta per la riduzione della caccia di selezione in tutta la Provincia di Belluno a non oltre 3 giorni la settimana anziché 5 e portare la stagione venatoria a 60 giorni complessivi come avviene per le altre specie cacciabili.

Numerosi i firmatari della richiesta, tra cui le Associazioni Mountain Wilderness Veneto, WWF Terre del Piave Belluno Treviso, Protezione Animale OIPA e Lega per l’Abolizione della Caccia sez. Veneto, così come numerose sono state le osservazioni che hanno portato a chiedere all’Ufficio Caccia e Pesca della Provincia di Belluno una limitazione temporale per quanto riguardo il prelievo in selezione.

Con un periodo di caccia così ampio – precisa Stefano Deliperi per il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus –  vi è anche di conseguenza un aumento degli incidenti stradali dovuti al fatto che gli animali spaventati dai numerosi colpi di fucile attraversano incautamente le strade. Si pensi che il picco degli investimenti dei caprioli avviene a maggio quando la madre li allontana, ormai adulti, per prepararsi nuovamente a partorire. Si immagini quindi cosa comporti la caccia di selezione rendendo orfani i piccoli di pochi mesi. Viene di conseguenza inevitabilmente interrotto l’insegnamento che la natura affida da sempre alle madri.

Anche secondo le indicazioni dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (I.S.P.R.A.) nel documento “Linee guida per la gestione degli Ungulati” (2013) si indica preferibile non attuare alcun prelievo durante il periodo degli accoppiamenti per tutte le specie (con poche eccezioni), dovendo garantire la necessaria tranquillità durante una delle fasi più delicate del ciclo biologico annuale. Nel caso delle femmine, le fasi biologiche che devono essere salvaguardate nella programmazione dei tempi di prelievo sono anche quelle in cui si realizzano i parti, l’allattamento e la fase di dipendenza dei nuovi nati. L’abbattimento delle femmine adulte in quest’ultimo periodo infatti priverebbe i giovani del supporto materno (considerando sia la fase di allattamento sia in quella di “apprendimento”) rischiando di introdurre una fonte di mortalità additiva per quest’ultima classe.

Ci si aspetta quindi dalla Provincia di Belluno – conclude Deliperi –  un ridimensionamento dei tempi previsti per la caccia di selezione, garantendo così anche maggior libertà di movimento sia ai cittadini sia ai tanti turisti che visitano quotidianamente la Provincia di Belluno e che hanno diritto ad apprezzare la natura in sicurezza e tranquillità.

 

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