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Unica alternativa al cambio di riferimenti per le Dolomiti bellunesi è la morte!

Belluno, 19/03/2018  –  Ho partecipato con vivo interesse all’incontro organizzato dalla Casa dei beni comuni di Belluno sullo spopolamento della montagna bellunese. La fotografia dei relatori è stata ad altissima definizione: i particolari della nostra nefasta condizione sono stati descritti impietosi e precisi.
E’ poi seguito il commovente momento delle proposte. Lo dico, sia chiaro, senza polemica, né sarcasmo. Mi commuovo davvero nel vedere la “mia” gente che si ingegna per uscire dalla difficoltà: sono figlio di migranti, migrante io stesso, e da questo sradicamento nasce la simpatia emozionale per chi esce dagli schemi, pur di risolvere la sua condizione. Si dice “buttare il cuore oltre l’ostacolo” e sabato pomeriggio lo si è ampiamente praticato con proposte serie, alcune in parte attive, altre da realizzare.
L’ostacolo diventa insormontabile proprio qui. Tutto quello che si è proposto si sviluppa all’interno dell’attuale ordinamento statuale. Il pragmatismo deve certamente caratterizzare le scelte di chi pianifichi il futuro di genti e territori. Tuttavia se la “visione” non è abbastanza chiara, per quanto grosso sia il cuore, non si supererà alcunché nella pratica. Il minimo comun denominatore, che non tiene conto nè della storia, né dell’attualità, è l’indiscussa interlocuzione con lo stato italiano e con la sua politica partitica.
Lo Stato nazionale è pensato per perpetuarsi e rinforzarsi centralizzando il potere, indisponibile a distribuirlo tra genti e territori, sbattendosene del dettato costituzionale. Esemplificativa la crescita continua dell’imposizione fiscal, già asfissiante.
D’altro canto la politica partitica dà risposte miopi che si riferiscono esclusivamente ai numeri elettorali: qui tra le nostre belle montagne siamo pochi. Drammaticamente pochi per poter “competere” elettoralmente con gli altri territori.
Non se ne esce, né rivolgendosi ad uno Stato sordo ed ingordo, né ad una politica tecnicamente invalidata a rappresentarci. Dobbiamo cambiare il riferimento!
Il percorso catalano del Veneto è per il nostro territorio Bellunese certamente più virtuoso che continuare a chiedere col cappello in mano a soggetti sempre inaffidabili.
L’indipendenza dei territori che accolgano popoli omogenei (e chi voglia farne parte!) è l’obiettivo verso il quale chiunque abbia a cuore la propria terra deve tendere. La competenza politica non può prescindere dal perseguimento dell’applicazione del diritto all’autodeterminazione dei popoli. L’idea che “più grande è meglio” risulta quantomeno infantile nell’epoca della comunicazione e degli scambi: siamo circondati di piattaforme ben più efficaci dei grandi stati nazionali o sovra-nazionali.
Anzi, l’evidenza dei fatti bellunesi non ammette fraintendimenti o, peggio, accordo: siamo drammaticamente schiavi di poteri forti, che ci usano come parco energetico e ludico. Non basteranno presidi e proposte sociali per smuoverli. Vanno scossi in profondità con un sorpasso pacifico, democratico e legale internazionalmente: Catalunya docet!
Tra le Dolomiti bellunesi, indipendenza veneta o morte: io voglio vivere, qui!

Massimo Vidori
Indipendenza Veneta Dolomiti

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