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Cessione di Veneto strade ad Anas. Zanoni (PD): “Paradossale chiedere più autonomia e cedere gli asset strategici”

Venezia 26 febbraio 2018  –  “Giovedì ascolteremo l’assessore De Berti in Seconda commissione ma comunque la si veda l’operazione Anas-Veneto Strade è un autogol della Giunta Zaia. Da un lato parla di autonomia e dall’altro cede asset strategici, ipotizzando vantaggi economici che al momento sono solo vaghe promesse, visto che è stato siglato soltanto un protocollo d’intesa non vincolante”. Andrea Zanoni, vicepresidente della commissione Ambiente e Territorio, commenta così la cessione della maggioranza di Veneto Strade dalla Regione ad Anas, che avrà così il 51% del capitale sociale.

“Avevamo sollecitato la presenza di Zaia o di un suo assessore in Commissione ancor prima della conferenza stampa con la firma, perché su temi così importanti non possiamo accontentarci delle indiscrezioni di stampa. Su alcuni punti, però, non ci sono dubbi: Roma non è più ladrona, in barba alla propaganda leghista e venetista con cui è stata condotta la campagna referendaria, costata 15 milioni. Adesso Roma diventa padrona con il benestare della Giunta, a due giorni dalla firma della pre-intesa con il Governo per avere autonomia su alcune materie. La contraddizione – spiega il consigliere dem trevigiano – è evidente. Inoltre l’elenco delle competenze va aggiornato e ridotto: almeno fino al 2032 le strade resteranno fuori dalla trattativa. Questo accordo pone fine all’operazione Veneto Strade voluta dalla Giunta Galan nel 2001-2002 e al mito della presunta autosufficienza veneta”.

Zanoni sottolinea inoltre come l’intesa avrà ripercussioni negative anche sul piano operativo ed economico: “Lo stato delle strade venete gestite da Anas è sotto gli occhi di tutti, difficile pensare a un cambio di rotta improvviso. Resta poi irrisolto il problema di Belluno, poiché nell’accordo non si parla del contenzioso tra Veneto Strade e la Provincia da 25 milioni, né ci sono certezze sulla riclassificazione delle strade che potrebbe penalizzare l’area montana, dove c’è invece maggior bisogno di intervenire. Infine c’è ancora aperta la partita Cav: come saranno investiti 300 dei 600 milioni di utili incassati fino al 2032? Si parla anche genericamente di un ‘recupero di efficienza’ con un risparmio di risorse, ma non è stato detto se questo andrà a scapito dell’occupazione. Sono tanti, troppi i dubbi, speriamo che la seduta di giovedì con l’assessore De Berti serva a fare un po’ di chiarezza in un’operazione che, comunque, non ci convince per niente”.

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