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La prima grana della giunta Massaro 2. La società Alpe del Nevegal chiede 100mila euro al Comune di Belluno per aprire gli impianti sciistici

“Se il comune non interviene per aiutarci si chiude”. Lo ha detto in una intervista alla stampa locale Maurizio Curti, presidente della società Alpe del Nevegal che gestisce gli impianti del Colle bellunese. Pare che la cifra richiesta per garantire l’apertura degli impianti invernali sia sull’ordine di 100mila euro.
La notizia è rimbalzata sui gruppi Facebook, dove immediata è arrivata la replica: “Ero un artigiano non ho avuto aiuto da nessuno e ho chiuso”.

L’interrogativo, dunque, al quale dovrà dare risposta l’amministrazione Massaro entro il 10 settembre (è questo il termine richiesto dalla società per poter assicurare l’apertura) è il seguente:

è giusto finanziare con 100mila euro di denaro pubblico la stagione invernale 2017-2018 del Nevegal?

La decisione spetta alla politica, ai rappresentanti eletti dai cittadini. Ci sarà chi è a favore chi contro. Noi possiamo solo analizzare la situazione sulla base dei fatti.
Per quanto riguarda il dato economico, ad esempio, non si può dimenticare che la struttura per anziani Villa Bizio Gradenigo di Cavarzano, che ospitava mediamente 30-40 persone venne chiusa perché la giunta della precedente amministrazione, sempre a guida Massaro, ritenne troppo oneroso per il Comune di Belluno l’uscita di 100mila euro l’anno (ironia della sorte anche qui si parlava di 100mila euro) necessari a garantirne il funzionamento. Così, dopo lo sfratto degli anziani, oggi la struttura è in stato di abbandono.
Sulla questione “tecnica” dell’innevamento in Nevegal, invece, non si può non osservare come tutti gli indicatori e i dati statistici dicano che la cosiddetta “quota neve” è destinata ad innalzarsi e ogni anno i giorni di permanenza della neve sui monti sia sempre minore. E dunque è una guerra persa a tavolino voler innevare artificialmente quote relativamente basse o esposte al sole.

Alcuni dati.
Nella stazione di Arabba a 1.630 metri di quota, la neve permane mediamente per 154 giorni (160 giorni nel periodo 1921- 1960). A partire dagli anni ’80 inizia una graduale diminuzione delle giornate con neve al suolo, con addirittura 60 giorni in meno nell’inverno 1981 e 89 giorni in meno nel 2002. Con eccezione della stagione 2001 che totalizzò 186 giorni di neve al suolo.
A 1200 metri circa, le diminuzioni sono impressionanti, con valori di -56/-72% a Cortina d’Ampezzo e di -48/-63 % in meno a Falcade nei mesi di gennaio, febbraio e marzo. Il mese di febbraio è diventato particolarmente povero di neve alle quote medie delle Dolomiti (-65%) , seguito da gennaio (-58%) e da marzo (-52%). In quota, a 2100 m, la situazione è migliore, anche se è confermata la diminuzione delle precipitazioni nei tre mesi sopra indicati, con febbraio che presenta il maggior decremento (-58%) seguito da gennaio marzo con il 40 % in meno.
(fonte: http://www.aineva.it/pubblica/neve50/7_valt/valt4.html).