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Centraline sul Piave. Irma Visalli: “La Regione può e deve fare molto di più”

Irma Visalli

In situazioni complesse come quelle delle centrali idroelettriche sul Piave , ognuno deve fare la sua parte, senza partitismo e senza facili “scarica barile” tra enti che provocano solo l’immobilismo.
E se nessuno nasconde che lo Stato deve guardare le differenze tra i territori e dire basta agli incentivi per le centrali idroelettriche sulla Piave, il fiume più artificializzato d’Europa, lo è altrettanto che la Regione potrebbe tranquillamente fare il suo. E questo riguarda:
1. Fare la moratoria per le centrali in provincia di Belluno
2. Fare rispettare la direttiva europea recepita di recente dal Governo con i decreti ministeriali di febbraio 2017 con cui si introducono nuovi criteri sia per il deflusso minimo vitale (ecological flou) sia per la valutazione d’impatto ambientale (VIA) ex ante. Questi impongono l’aggiornamento di strumenti e procedure regionali. Si deve quindi rifare la procedura VIA in capo alla Regione Veneto e rivedere i Piani regionali nei quali peraltro si dovrebbe evidenziare la valenza della Piave in termini di rilevanza paesaggistica.
3. Nella procedura VIA fare rispettare il PTRC vigente che all’ art. 21 delle sue norme tecniche vieta gli impianti in zone umide, caso che riguarda tutta l’asta del Piave da Ponte nelle Alpi a Belluno fino al confine con Treviso
4. Fare rispettare in commissione VIA regionale anche le norme del Piano Territoriale Provinciale che pone particolari tutele per i corridoi ecologici di cui l’area del Piave è parte significativa. 
5. Rivedere la classificazione dei fiumi che è stata fatta dalla Regione con infinito ritardo sulla spinta dai severi rimproveri fatti dalla Europa all’Italia e nello specifico alla regione veneto. Nella classificazione   si dovrebbe definire il Piave corso dallo ” stato ecologico elevato” e quindi escluso da ogni impianto che ne danneggia l’equilibrio ecologico. 

A questo aggiungo una proposta a mio avviso risolutiva. Una azione a cui possono concorrere tutta la fila degli Enti coinvolti, anche il Comune, che taglierebbe le gambe ad ogni richiesta e che può essere di diretta emanazione regionale:

dichiarare la Piave Area Paesaggistica di notevole interesse pubblico ai sensi degli articoli 131, 138-141 del codice dei beni culturali e del paesaggio, DL 42/2004.

Se la Regione facesse quanto deve e tentasse di tutto, tutte o molte delle richieste di concessioni non arriverebbero neanche alla Provincia perché’ ritenute già dalla Regione incompatibili con il valore naturalistico e paesaggistico della Piave.

Allora, ognuno faccia la sua parte: e se è vero che bisogna battagliare per fare eliminare gli incentivi, non si dica che la Regione non c’entra o non può fare niente perché’ questo non corrisponde a verità. Si deve fare uno sforzo inter-istituzionale e tra parti politiche. Tutti devono ri-orientarsi vicendevolmente per raggiungere l’unico obiettivo comune importante: fermare l’artificializzazione della Piave e, ognuno per propria competenza e adoperando tutte le azioni possibili, dire stop a questo sfruttamento che sembra non avere più fine.
Nessuno resti inerte…non ce lo possiamo permettere e la politica deve alzarsi alta. Oltre partitismi e oltre le competenze e burocrazia…solo cosi ce la possiamo fare contro il saccheggio del nostro territorio.

Irma Visalli

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