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Cerimonia del Bosco delle castagne. Menapace: “Ciò che riuscimmo a fare non era inferiore né superiore a ciò che il tempo presente chiede per poter resistere alle permanenti ingiustizie”

L’importanza di stare nell’Unione europea, oltre che per un’opportunità economica, per affermare l’eliminazione delle divisioni. Ne ha parlato nel suo intervento questa mattina il sindaco di Belluno Jacopo Massaro dopo la messa, nel corso della commemorazione per i 10 partigiani impiccati l’8 marzo del 1945 nel Bosco delle castagne di Tisoi (Belluno).  Alla cerimonia erano presenti le rappresentative delle associazioni di partigiani, le associazioni e combattentistiche e d’Arma, e i reduci di guerra. Una rappresentanza dei ragazzini delle Scuole Gabelli con le maestre. Oltre al picchetto armato del 7mo Alpini che ha reso gli gli onori al gonfalone della Città di Belluno medaglia d’oro al Valor militare e gli onori ai Caduti. Presenti molti sindaci dei Comuni bellunesi e la senatrice Raffaela Bellot.

L’orazione ufficiale avrebbe dovuto tenerla la senatrice Lidia Menapace, che impossibilitata a presenziare per una défaillance psicofisica, ha inviato il suo messaggio letto dall’onorevole Gino Sperandio, presidente dell’Anpi di Belluno.

“Voglio ricordare che allora non sentivamo nessuna tendenza a esimerci dalle difficoltà, miseria, rischio. Anzi, esprimevamo speranza del futuro e certezza della nostra capacità di mutare la storia. Certo, ere una giovanile sottovalutazione delle difficoltà, ma non era un vago e sfuggente sogno quello che ci fece resistere e avere infine successo. Non era una semplice evasione fantastica o sogno senza fondamenti, era davvero il tessuto delle nostre generose vite, la gittata delle nostre grandi idee di libertà, giustizia e pace che sorressero noi partigiane e partigiani e il popolo che ci aiutò, protesse, nutrì rendendo possibile che fermassimo forze militarmente così superiori a noi, addestrate e piene di risorse. Resta un esempio per il quale l’aggettivo storico non è sprecato: tutte e tutti noi partigiani, partigiane, staffette, comandanti, organizzatori e organizzatrici politiche resistemmo di fronte a una forza enorme e mortale per la nostra civiltà.  Solo questo vorrei dire oggi. Ciò che riuscimmo a fare non era inferiore né superiore a ciò che il tempo presente chiede per poter resistere alle permanenti ingiustizie e oppressioni. Ciascuna generazione ha il suo carico, tutte siamo nella storia e possiamo rimanerci come memoria”.

A conclusione dell’intervento, Sperandio ha ricordato che questo mese ricorre il 70° anniversario del conferimento alla Città di Belluno della Medaglia d’Oro al Valor Militare, insignita il 16 marzo 1947. “Un fregio – ha detto – ad una storia di una provincia difficile, segnata da povertà e immigrazione. Per riportare al centro i valori della memoria – ha concluso Sperandio – in collaborazione con il Comune di Belluno, sarà realizzato un sentiero parlante”.

La storia

L’8 marzo del 1945 dalla caserma D’Angelo a Mussoi (Belluno), dieci partigiani scortati dalla 7ª compagnia del battaglione Schröder, composto da SS altoatesini si avviarono verso il Bosco delle castagne per essere impiccati. Li avevano presi dalla caserma Tasso, allora sede della Gendarmeria tedesca comandata dal tenente Karl. Le SS ne avevano chiesti 50, ma Karl ne aveva solo 10. Era la risposta a un attentato che pochi giorni prima i partigiani della brigata Leo De Biasi avevano compiuto al Poligono. Un bersaglio costruito con un ritratto di Hitler e la scritta in rosso «Zigklt gut» (mirate bene). I tedeschi si erano precipitati a toglierla, ma era una trappola, e morirono in 8 con una decina di feriti.

Questi i nomi dei partigiani impiccati: Giuseppe Santomaso “Franco” di Puos d’Alpago, Marcello Boni “Nino” di Caralte, Perarolo di Cadore, Giuseppe Como “Penna” di Trichiana, Francesco Bortot “Carnera” di Bolzano Bellunese, Giovanni Candeago “Fiore” di Sedico, Giovanni Cibien “Nino” di Trichiana, Pietro Bertanza “Portos” di Brescia, Ruggero Fiabane “Rampa” di Limana, un certo Ioseph (o Bruno Feltkirker) detto il francese e Mario Pasi “Montagna” medico comunista originario di Ravenna che da Trento dove lavorava, si era unito alla Resistenza bellunese.

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