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Codivilla-Putti: eccellenza a rischio, bastano le rassicurazioni di Zaia?

L’ospedale di Cortina Codivilla-Putti, eccellenza nella cura della osteomielite, è ormai sotto i riflettori da qualche settimana, ovvero da quando la delibera 2/2017 della giunta regionale del 27 gennaio ha stabilito che in data 29 aprile 2017 dovrà cessare la gestione mista (pubblica e privata) per passare ad una completa privatizzazione. Naturalmente ciò ha sollevato moltissime preoccupazioni tra dipendenti, abitanti e malati, i quali temono l’interruzione delle attività di cura delle infezioni ossee, chirurgia ortopedica e traumatologia sportiva. Il presidente della Regione Luca Zaia parla però di “allarmismo fuori luogo”. Vediamo i fatti.

L’Istituto Codivilla-Putti allo stato attuale è gestito in via sperimentale tra l’Usl di Belluno e la Giomi spa, una società romana, attraverso una società a capitale misto (51% Usl, 49% Giomi) costituita nel 2003 e con un destino segnato di tre anni, in conclusione dei quali la gestione sarebbe dovuta passare di mano ad un altro soggetto, ma grazie alle proroghe è durato oltre 10 anni in più del previsto.

Nel 2013 tuttavia la Regione Veneto ha stabilito che l’Istituto sarebbe dovuto diventare completamente privato, giacché una commissione rilevava “l’esito non positivo del progetto”, negando la “attrattività extra regionale” di cui la struttura in realtà effettivamente gode grazie alle sue eccellenze. Per anche questa ragione all’epoca si sollevarono diverse proteste dal territorio, in conseguenza della quale la Regione ha deciso di dare 30 mesi di tempo all’Usl per valutare alternative forme di gestione.

Arriviamo dunque al gennaio scorso con la delibera 2/2017 che sancisce la fine della sperimentazione gestionale senza la possibilità di ulteriori proroghe e l’obbligatorio passaggio a gestione privata. Ed è questo il punto del contendere: qualora entro il 29 aprile non dovesse esserci l’assegnazione, si interromperebbero le “prestazioni di ricovero” sotto regime sanitario pubblico legate alle cure per le quali l’Istituto è appunto noto, mentre rimarrebbero in auge solo le attività poliambulatoriali e di primo intervengo, gestite direttamente dall’Usl. In sostanza bisognerebbe pagare per farsi ricoverare.

Si rende allora necessario accelerare il bando per l’assegnazione a privati dell’Istituto, al quale potranno accedere solo aziende con le carte in regola, come il certificato esecuzione lavori , ma c’è scetticismo sul fatto che questo possa avvenire entro due mesi e questo inevitabilmente crea preoccupazione in particolare alle persone che in quel periodo dovranno sottoporsi a ricovero.

È intervenuto in merito il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, il quale ha voluto chiarire che “La Regione assicurerà la continuità di tutte le prestazioni attuali, nessuna esclusa” nel periodo di passaggio dalla gestione attuale a quella completamente privata. Tuttavia c’è ragione di temere che proprio a processo concluso la nuova amministrazione decida di dismettere le cure delle infezioni ossee, è questa la cupa convinzione del Dottor Francesco Centofanti, uno dei tre medici specialisti dell’Istituto che da decenni si dedica a questi casi. La ragione? “L’osteomielite purtroppo non rende. Il drg, cioè la quantità di denaro che lo Stato darà all’ospedale per il ricovero del paziente, è basso; quindi la struttura non è conveniente per nessuno: costa tanto e frutta poco. Rendono di più le amputazioni, hanno un rimborso più elevato, e quindi economicamente sono più convenienti”.

Il processo di passaggio a un privato richiederà comunque tempo, fino a un anno e mezzo, nel frattempo si vedrà se la gestione pubblica (a termine) dell’Istituto permetterà la prosecuzione dei trattamenti che lo hanno reso un’eccellenza non solo extraregionale, ma anche extranazionale.

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