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Appello al mantenimento del Csv di Belluno

In occasione delle celebrazioni per la Giornata internazionale del volontariato 2016, la presidenza del Comitato d’Intesa e del Csv di Belluno vuole dare alcune informazioni e un aggiornamento sulla Riforma del Terzo settore (Legge 6 giugno 2016 n. 106 Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale). In particolare per commentare le proposte per la nuova articolazione e funzionamento del sistema Csv e le implicazioni conseguenti per il territorio bellunese.

Giorgio Zampieri«Quello che al momento ci preoccupa di più è il punto 3 della legge», esordisce Giorgio Zampieri, «laddove si dice: “si preveda la presenza di un Csv per ogni Città metropolitana e di un Csv per ogni milione di abitanti residenti al di fuori delle città metropolitane, garantendo in ogni caso la presenza di un CSV in ogni regione e provincia autonoma”. Contestualmente è prevista però la possibilità di deroga, con il vincolo di garantire “il principio di prossimità nell’erogazione dei servizi …”. È un momento fondamentale che richiede un coinvolgimento e un interessamento di tutti. Con queste considerazioni e motivazioni che ci spingono a lottare per mantenere un presidio territoriale».
La rivendicazione è d’obbligo: «Come coordinamento provinciale non crediamo opportune queste limitazione o accorpamenti.

L’esperienza maturata grazie anche ai Csv provinciali ci dice che il volontariato si è sviluppato e qualificato. Di fronte al forte calo delle risorse degli ultimi anni, le attività sono continuate a sostegno delle associazioni. E oggi, più che mai, sono essenziali per aiutarle e diminuire i problemi sociali che affliggono i cittadini, in particolare chi vive in territori difficili come i nostri. Oggi possiamo offrire servizi qualificati che rappresentano un punto di riferimento anche per gli enti locali: se la riforma chiede di cambiare e migliorarci, siamo ben pronti. Sono già stati intrapresi in quest’ottica percorsi efficaci per cambiare, ridurre i costi di gestione, e continueremo su questa strada», assicura Zampieri, «ma sarà possibile solo rispettando la territorialità quale valore di relazione locale con i Comuni, le Unioni Montane, le Ulss e tutte le altre, che con poche risorse e l’attività gratuita di tanti volontari riesce a produrre energia sociale utile e diminuire l’impatto dei problemi che ci sono in vari ambiti del nostro territorio». I nuovi Centri di servizio non si occuperanno soltanto di territori più ampi, ma avranno anche più responsabilità: «Con l’ampliamento delle competenze assegnate, la legge ne sancisce la continuità, e non è quindi pensabile la loro riduzione. È forte il nostro auspicio che venga tutelato il sistema, ma anche sviluppato secondo le indicazioni e le regole contenute nei decreti che favoriranno e proteggeranno l’opera dei volontari, consapevoli che non ci mancherà la forza, perché continui il servizio verso i ceti più deboli».

I decreti attuativi sono in fase di redazione e potrebbero essere presentati in Consiglio dei Ministri nel mese di dicembre. CSVnet (Coordinamento Nazionale dei Centri di servizio per il volontariato) ha raggiunto un accordo con le ACRI (fondazioni bancarie), il Forum del Terzo Settore, la Consulta nazionale dei Co.Ge (Comitato di gestione, che assegna la gestione e ha funzioni di controllo dei CSV, di cui fanno parte le fondazioni, il volontariato e le istituzioni). Il testo dell’accordo “Proposte per la nuova articolazione e funzionamento del sistema dei CSV” sarà presentato all’attenzione del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali in questi giorni.

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