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Incentivi centraline idroelettriche: paga la casalinga di Voghera con la bolletta della luce

centraline“Nel 2015 gli incentivi pagati dallo Stato ai gestori delle circa 2mila centraline idroelettriche presenti nel territorio nazionale ammonta pressappoco a 1 miliardo e 200 milioni. E poiché le concessioni sono ventennali il totale che sborserà lo Stato sarà di circa 24 miliardi di euro”.
Lo ha detto l’ingegner Pietro Sommavilla dinanzi a 200 persone in Sala Bianchi questa sera (sabato 22 ottobre) all’incontro condotto dal giornalista Gianni Belloni per illustrare il dossier “Centraline – Come distruggere l’ambiente per mettere le mani sul pubblico denaro”. Un libro di 150 pagine formato A4 confezionato dal Comitato Acqua bene comune, Wwf Oa Terre del Piave Belluno e Treviso, Italia nostra Sez. Belluno e Comitato Peraltrestrade Dolomiti.
Ma chi paga tutti questi soldi?
“La casalinga di Voghera e il pastore sardo nella bolletta della luce”. – ha detto Sommavilla – E dunque prevalentemente le famiglie e le piccole imprese, visto che le grandi imprese hanno delle agevolazioni sull’energia.

Ma l’aspetto grottesco della questione è che il contributo al fabbisogno energetico delle centraline idroelettriche ipotizzato nel 2009, anno in cui si scatenò la corsa all’idroelettrico per gli incentivi, era del 2,2 per mille, calcolato su 1.270 centraline in servizio con una previsione di arrivare a 2.500. Ossia una produzione di energia ininfluente secondo l’ingegner Sommavilla.
C’è di più. L’apporto in kilowatt di queste centraline dal 2009 al 2013 è servito solo a pareggiare la perdita energetica dei grandi impianti di produzione di energia ottenendo un saldo negativo di energia elettrica del – 1%
Insomma, dal punto di vista energetico, sarebbe stato più razionale riqualificare i grandi impianti di energia, non già erogare incentivi alle centraline di potenza fino a 1.000 Kilowatt.
E pertanto, se l’apporto energetico è trascurabile e le centraline senza incentivi non si reggono economicamente ci si chiede perché mai il legislatore nel 2009 abbia fatto una scelta del genere.
A chi giova?
E’ evidente che i soldi degli incentivi passano dalle tasche delle famiglie e delle piccole imprese a quelle di alcune società operanti nel settore.

In provincia di Belluno, dove i corsi d’acqua sono stati già ampiamente sfruttati con 12 serbatoi artificiali, 2 laghi naturali ampliati, 200 Km di condotte e gallerie, 80 prese per 17 centrali Enel e 87 impianti di produzione di energia costruiti alla metà del ‘900, come ha ricordato Giovanna Deppi, ora rimangono solo dal 2 al 7% di corsi d’acqua inalterati.
Vi sono circa 100 centraline già in funzione e altre 150 previste.
Inutile sottolineare il danno all’ambiente a vantaggio di pochi. Il mercato dell’idroelettrico è occupato per il 72% dai privati, dal 24% degli Enti pubblici e il 4% da Enel.

Le società che da sole si accaparrano il 40% del mercato bellunese degli incentivi sono quattro. Le “quattro sorelle” le hanno chiamate, e sono la Fontana/Svea, la Zollet, la En & En, la Idroelettrica Alpina. Tutto riportato con dovizia di particolari nel dossier con nomi dei soci, quote societarie, dislocazione degli impianti, nuove domande di centraline, articoli di giornali e molto altro.
Anche la galassia Bim è ben descritta, con Bim Energie Comuni, Bim Infrastrutture, tutte società di capitali aventi per soci i Comuni e altri enti pubblici.

E qui si verifica un altro paradosso, come ha evidenziato l’ingegner Sommavilla. I sindaci, che dovrebbero difendere il territorio, all’interno di queste società hanno già avvallato i piani industriali che prevedono la costruzione di nuove centraline. Fatte le dovute e rare eccezioni per qualcuno come il sindaco di Feltre. Inoltre, dal dicembre del 2015 l’ente competente a dare il via libera alle concessioni è la Provincia. Cosa decideranno i sindaci eletti in consiglio provinciale, se come soci delle società pubbliche hanno detto sì alle centraline?
La parte normativa è stata trattata da Lucia Ruffato, che ha spiegato come sia cambiato l’iter e le competenze per il rilascio delle autorizzazioni alla costruzione di nuove centraline idroelettriche.
La sensazione che si ha è quella che gli interventi normativi, in Regione ad esempio, siano stati tardivi consentendo così il rilascio delle autorizzazioni. Lo stesso fa lo Stato, che ha rinnovato gli incentivi.

Per quanto riguarda la provincia di Belluno rimangono pendenti 150 richieste di nuove centraline le cui pratiche sono state istruite ancora dalla Regione, perché presentate con la vecchia legge lo scorso anno.
Non è stato detto nel corso dell’incontro, ma ci preme ricordare che l’intera partita delle energie, ora in mano a province e regioni, se vince il Si al referendum costituzionale, passa di mano allo Stato, che potrà vendere o svendere a chi vorrà le quote azionarie delle società pubbliche dell’energia (luce, acqua, gas). Eppoi chissà, con l’ingresso di nuovi soci potremo ritrovarci bollette ancora più care.
Circostanza peraltro alla quale noi bellunesi siamo già abituati, grazie alla brillante gestione passata – tutta bellunese – di Bim Gsp che ha accumulato un’ottantina di milioni di deficit, un vero record da manifesta incapacità, soprattutto se rapportato alla popolazione della provincia. Una situazione che ha inevitabilmente prodotto un rincaro della bolletta dell’acqua. E nessun colpevole.
Roberto De Nart

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