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Riforma sanità veneta. Salta il consiglio, ma si delinea una exit strategy. Nuova proposta della maggioranza: 9 Ulss, una per provincia, + 2

Consiglio regionale del Veneto
Consiglio regionale del Veneto

Il Consiglio regionale convocato oggi per proseguire la discussione sulla riforma della sanità è finito senza nemmeno iniziare. Ma il confronto tra maggioranza e opposizioni si è comunque fatto fuori dall’aula ed è stato addirittura più costruttivo degli scontri in aula delle ultime settimane.

Dopo continui rinvii il presidente del Consiglio Roberto Ciambetti ha infatti sospeso definitivamente la seduta aggiornandola a mercoledì prossimo, con proseguimento giovedì e venerdì, e la speranza di chiudere finalmente la partita della riforma. Alle 15.30, quindi, molti consiglieri hanno lasciato palazzo Ferro-Fini, mentre iniziava una riunione dei capigruppo che in questo momento stanno discutendo una nuova proposta messa sul piatto dalla maggioranza. La proposta in questione, un’ulteriore riscrittura dell’articolo 12, non molla sulle nove Ulss (una per provincia più una a Bassano e una del Veneto orientale), chiodo fisso della maggioranza. Ma aggiunge la sperimentazione di un percorso di integrazione con il territorio delle due aziende ospedaliere di Verona e di Padova. Il che dovrebbe sistemare la situazione con i tosiani, che chiedevano a gran voce una seconda Ulss a Verona, senza creare problemi all’assessore alla sanità Luca Coletto, che non voleva assolutamente dividere il territorio veronese in due Aziende sanitarie.
Se la proposta dovesse passare, insomma, le Ulss saranno nove come chiedeva la maggioranza, ma il percorso sperimentale permetterà alle due aziende ospedaliere di offrire servizi diventando quasi due Ulss aggiuntive. E non è finita. Perché i territori potranno chiedere l”istituzione di ulteriori Ulss, a patto di rispettare una serie di criteri “molto stretti”, spiega il consigliere leghista Nicola Finco.
I criteri, così come il resto della proposta, saranno presentati ai capigruppo di opposizione che sicuramente vorranno dire la loro, ma secondo Finco saranno i seguenti: le nuove Ulss dovranno avere un bacino di almeno 500.000 abitanti, un ospedale in grado di attrarre pazienti da altri territori, almeno 10 milioni di turisti l’anno, e l’istituzione dovrà essere chiesta da almeno due terzi dei sindaci che rappresentano la maggioranza della popolazione.
Tutte le opposizioni concordano sul fatto che si tratta senza dubbio di un passo avanti, quantomeno nel metodo, perché tornare a sedersi attorno a un tavolo per condividere le scelte è positivo. Ma sono d”accordo anche sul fatto che bisognerà vedere quale sarà la proposta nel dettaglio e se ci sarà la disponibilità a mediare.
“Non esistono solo Bassano e Veneto orientale, ma anche specificità territoriali all’interno di province vaste come Padova e Verona”, sottolinea il tosiano Maurizio Conte, chiedendo “apertura verso il territorio”. “Finalmente hanno capito che il confronto è necessario per migliorare la riforma pasticcio di Zaia”, dichiara la capogruppo democratica Alessandra Moretti.

“Siamo finalmente arrivati a una trattativa”, conclude il pentastellato Jacopo Berti, spiegando che già gli incontri di questa mattina e del primo pomeriggio, che hanno fatto slittare l’entrata in aula fino ad arrivare alla sospensione del Consiglio, sono andate nella direzione di “garantire diritti a tutti, secondo criteri oggettivi”.
Meno ottimista il consigliere di Area Popolare Marino Zorzato, convinto che la disponibilità della maggioranza ad accogliere i suggerimenti dell’opposizione sarà comunque poca roba. Di fatto, però, quello di oggi è un passo avanti che, nelle intenzioni della maggioranza, dovrebbe permettere di arrivare all’approvazione della legge in tempo breve. Magari già la prossima settimana.

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