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Rapine negli esercizi commerciali, il caso delle tabaccherie. D’Incà: “Cresce la domanda di sicurezza e prevenzione”

Federico D'Incà, deputato Movimento 5 Stelle
Federico D’Incà, deputato Movimento 5 Stelle

Negli ultimi decenni le rivendite di generi di monopolio hanno profondamente differenziato la propria attività affiancando al tradizionale esercizio di vendita dei tabacchi anche l’offerta di giochi e servizi di pubblica utilità assumendo nel tempo una preponderante valenza sociale tale da essere qualificata come rete a servizio delle istituzioni e della cittadinanza. In considerazione di questa crescita e delle consistenti giacenze di denaro incassate, nel corso degli ultimi anni, le tabaccherie sono divenute anche attività a forte rischio di rapine in quanto locali commerciali facilmente accessibili al pubblico, privi di misure protettive e di infissi e vetrine blindati atti a prevenire eventuali tentativi di furti e rapine.

Inoltre non può essere sottovalutato un particolare aspetto relativo alla gestione contabile delle tabaccherie: solo una frazione marginale del denaro incassato dai rivenditori rappresenta un ricavo effettivo infatti circa il 90-95% è da riversare allo Stato o ai concessionari e quindi un rivenditore vittima delle attenzioni della criminalità si trova a dover sostenere in prima persona i danni subiti dall’evento criminoso. “Per questo motivo cresce nel settore la domanda di sicurezza e la richiesta di potenziare l’attività di prevenzione e di contrasto” spiega Federico D’Incà del MoVimento 5 Stelle bellunese.

Emblematico infatti è il caso della signora Carla De Conti, titolare di una tabaccheria nel comune di San Fior in provincia di Treviso balzato alle cronache nazionali in quanto la signora è stata rapinata e derubata ben otto volte in sette anni di attività. Le rapine, tutte corredate da denunce di cui la più cruenta a mano armata nel dicembre del 2012, sono avvenute sia in negozio che in casa. La condizione di esasperazione hanno condotto la signora De Conti a pensare di chiudere l’esercizio commerciale ma trattandosi di un’attività di monopolio tale azione non è stata semplice da attuarsi. Così la necessità di tutela l’hanno condotta alla decisione estrema di affidarsi a un’arma per difendersi.

I Governi che si sono succeduti negli ultimi anni ad ogni finanziaria hanno effettuato cospicui tagli ai servizi di sicurezza, quasi 2 miliardi di euro di somme destinate alle forze dell’ordine, senza curarsi del fatto che la situazione di crisi economica ha favorito l’aumento dei delitti contro le persone e i patrimoni e della micro e macro criminalità.

“È al Ministro dell’interno e al Ministro della difesa che ho inviato un’interrogazione al fine di sollecitare iniziative urgenti, anche di carattere normativo e finanziario, per aumentare il contrasto alla criminalità e per garantire la sicurezza dei titolari di esercizi commerciali. Mentre nel caso di San Fior spero che l’annunciata apertura della nuova stazione dei carabinieri di Godega territorio venga attuata al più presto” conclude D’Incà.

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