

I processi di accorpamento tra strutture appartenenti a diverse realtà territoriali, come i Comuni, le Provincie, le Camere di Commercio e le associazioni di rappresentanza trovano oggi l’approvazione e il sostegno del sindacato Cisl. Che peraltro ha già attuato da tempo la fusione con Treviso, un’operazione che tuttavia non è stata vissuta da tutti come un traguardo, ma piuttosto come una sorta di “perdita di sovranità”.
“In particolare – sottolineano Franco Lorenzon, segretario generale Cisl Belluno Treviso e Rudy Roffarè, segretario Cisl Belluno Treviso – vanno presi in considerazione due territori tra loro così vicini ma così diversi, come il Bellunese e il Trevigiano, e valutare l’esperienza fatta dalla Cisl, che dal 2013, anticipando i tempi, è diventata un’unica struttura sindacale, la Cisl di Belluno Treviso.
Le ragioni che hanno determinato questa scelta – proseguono i due sindacalisti – affondano le loro radici nella convinzione che, in un mondo divenuto globale, sia preferibile unire le forze piuttosto che rimanere arroccati sull’esistente.
La prevedibile e comprensibile obiezione, è che questa scelta può comportare una perdita delle proprie specificità, in particolar modo laddove il territorio è più piccolo e magari con particolarità geografiche come quelle bellunesi. In realtà la vera domanda consiste nel chiederci in quale modo i cittadini di ciascun territorio riescono a ottenere le migliori risposte alle nuove domande poste dal profondo cambiamento in atto.
In occasione della convocazione degli “Stati generali della Provincia di Belluno” e dell’elezione del nuovo presidente della Provincia di Treviso, la domanda assume una particolare rilevanza. Nel caso della Cisl, l’analisi che stiamo compiendo anche in vista del nostro prossimo Consiglio generale che valuterà proprio gli effetti dell’accorpamento fra le strutture, parte da un quesito fondamentale per l’azione sindacale: gli interessi dei lavoratori sono stati meglio tutelati grazie alla fusione tra la Cisl di Belluno e quella di Treviso?
Dall’esperienza che abbiamo fatto in questi tre anni – sostengono i due sindacalisti della Cisl – abbiamo ricavato che le risorse economiche sono state utilizzate con maggiore razionalità e che la presenza nel territorio è stata potenziata. Allo stesso tempo, i gruppi dirigenti sono stati semplificati e ridotti e il peso politico all’interno della Cisl regionale è aumentato. Le reciproche esperienze hanno giovato alla contrattazione, le funzioni professionali sono state meglio utilizzate e l’apprendimento politico e organizzativo ha trovato migliori occasioni di crescita.
Possiamo quindi concludere che gli interessi dei lavoratori e dei pensionati dei nostri territori sono stati rappresentati e salvaguardati meglio di quanto sarebbe avvenuto se ci fossimo chiusi nella mera difesa dell’esistente; invece, assumendoci ciascuno responsabilità più ampie, abbiamo trovato risposte più adeguate ai nuovi bisogni.
In un Veneto in profonda trasformazione, la realtà bellunese ha avuto un alleato in più, e quella trevigiana ha potuto contare su una “massa critica” che le ha permesso di non essere un “vaso di coccio” tra altre realtà territoriali più significative. “Alleati per competere”: un’affermazione che è molto di più che un semplice slogan”.
Sarà tutto oro quello che luccica? Oppure solo buon viso a cattiva sorte, posto che Cisl Belluno per i suoi trascorsi probabilmente era debitrice e quindi in posizione di subalternità.


