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Sabato alle 17 al Teatro comunale la presentazione della prima monografia dedicata al fotografo bellunese Mario De Biasi

teatro comunale interni“Fotogiornalismo e Fotografia di strada: da Mario De Biasi agli Instagramer”, questo il titolo dell’incontro che si terrà a Belluno, presso il Teatro comunale, sabato 17 settembre alle ore 17.00.
L’occasione è data dalla presentazione in anteprima della prima monografia dedicata a Mario De Biasi dopo la sua morte nel 2013, realizzata da Electa per la collana Electaphoto in collaborazione con il Comune di Belluno. 450 immagini circa tra scatti (anche inediti) e copertine di riviste e libri, selezionate presso l’Archivio Mario De Biasi e quello di Mondadori Portfolio, raccontano la storia del fotoreporter professionista di Epoca.

La presentazione, che si aprirà con un momento istituzionale, avrà un taglio molto attuale, gettando un ponte tra la figura del classico fotoreporter e i moderni instagramer che, in particolare con la streetphotography, hanno in qualche modo raccolto il testimone di De Biasi.
Interverranno il critico Roberto Cotroneo, autore del saggio di apertura della monografia, e Silvia De Biasi, figlia del fotografo che ha contribuito alla realizzazione del catalogo mettendo a disposizione l’archivio privato del padre. Ad animare il dibattito sul cambiamento della figura del fotoreporter, ci saranno Uliano Lucas, fotografo di fama internazionale e amico di De Biasi e Fabrice Gallina, rappresentante della nuova guardia che ha aperto le braccia ai social media come Instagram, dove conta più di 100.000 followers.
Il moderatore sarà Roberto Mutti, giornalista, critico fotografico, curatore e docente di fotografia.

Nel corso dell’incontro, ci sarà uno spazio dedicato ai vincitori del concorso in cui gli instagramer sono stati chiamati a postare scatti di streetphotography con l’hashtag #sguardodainstagramer. La foto selezionate saranno proiettate durante la presentazione.

L’iniziativa è stata realizzata grazie al supporto della Fondazione Cariverona e della Regione del Veneto.

Claudia Alpago Novello
Claudia Alpago Novello

“Tengo moltissimo a questa monografia” – dichiara l’assessore alla cultura, Claudia Alpago-Novello. “Si tratta di un’opera completa, un sigillo sulla vita e sull’opera di un uomo speciale, un nostro concittadino. Il taglio del volume è splendido, organizzato con intelligenza e rara sensibilità, oltre che molto bello da vedere: qualcosa che resterà; ricordo anche che le spese sono state coperte da contributi provenienti dalla Regione Veneto e e dalla Fondazione Cariverona”.
“Invito i cittadini a venire a teatro sabato” – conclude Alpago-Novello – “specialmente i giovani e gli appassionati di fotografia, che troveranno inaspettate convergenze tra classico e moderno, tra artigianalità e nuove tecnologie, parlo in particolare di Instagram, cui ci siamo affidati per valorizzare e diffondere questa iniziativa”.

 

Mario De Biasi. Il mio sogno è qui

Electa pubblica nella collana Electaphoto la prima monografia dedicata a Mario De Biasi dopo la sua scomparsa nel 2013, realizzata con il Comune di Belluno, sua città Natale. 450 immagini circa tra scatti (anche inediti) e copertine di riviste e libri, selezionate presso l’Archivio Mario De Biasi e quello di Mondadori Portfolio, raccontano la storia del fotoreporter professionista di Epoca.

Per la celebre rivista che entrava nelle case degli italiani, De Biasi realizza tra gli anni Cinquanta e Ottanta del secolo scorso centinaia di copertine e reportage in tutto il mondo (Giappone, Israele, Siberia, Ungheria…)
De Biasi fotografa in quei decenni anche il nostro paese e la sua gente così come fotografa divi, artisti e icone costruendo un mondo di immagini in cui la bellezza formale si fonde al dato umano. Un mondo anche semplice che ‘’mette assieme il tratturo delle transumanze con il Sunset Boulevard, la Rive Gauche con i bar del Giambellino, il tram di legno semivuoto con le bandiere di Budapest nel 1956’’ come scrive Roberto Cotroneo nel suo testo per il libro Electa. Immagini, che non documentano, non mostrano ma che ‘donano’: ‘uno strumento culturale, nutrimento dell’immaginazione’.

La monografia in uscita a settembre 2016 include, oltre al testo della curatrice Enrica Viganò e due testimonianze delle sue frequentazioni bellunesi, una serie di apparati a cura di Silvia De Biasi: un’antologia critica, una biografia illustrata, l’elenco delle mostre personali e una sinossi figurata della straordinaria qualità dei libri di una lunga e gloriosa carriera e, per la prima volta, tutte le copertine di “Epoca”.

Biografia
Mario De Biasi, nato a Sois (Belluno) nel 1923, deportato in Germania in un campo di lavoro durante la Seconda Guerra Mondiale, inizia a fotografare a Norimberga nel 1945 con un’attrezzatura di fortuna rinvenuta tra le macerie della città. Rientrato in Italia, nel 1948 organizza la prima mostra personale presso il Circolo Fotografico Milanese. Nel 1953 arriva a “Epoca” come fotoreporter professionista e nell’arco di trent’anni realizza centinaia di copertine e reportage in tutto il mondo. Con “Epoca” De Biasi percorre migliaia di chilometri: dalla rivolta di Budapest (1956) al Giappone (1970), dall’eruzione Etna (1964) alla guerra in Israele (1973), dalla Siberia (1965) a Parigi (1968). Con i suoi scatti sono stati illustrati articoli, numeri speciali di riviste, più di cento libri, oltre a numerose mostre e collettive. Tra queste ricordiamo “The Italian Metamorphosis 1943-1968” al Guggenheim Museum di New York (1994), che ha reso celebre lo scatto Gli italiani si voltano, scelto come manifesto ufficiale dell’esibizione. Molti altri riconoscimenti gli sono stati attribuiti a livello internazionale, tra cui l’Erich Salomon Preis a Colonia (1973), il premio Saint-Vincent per il giornalismo (1982) e il premio alla carriera al Festival di Arles (1994), oltre alla nomina nella giuria internazionale del World Press Photo di Amsterdam per le edizioni 1975, 1976, 1977. In Italia, dopo essere stato insignito del titolo di Maestro della Fotografia Italiana dalla FIAF (2003), il 7 dicembre 2006 il Comune di Milano gli conferisce l’Ambrogino d’oro, per la prima volta assegnato all’unanimità; nel 2013 riceve il Premio AIF (Associazione Italiana Foto and Digital Imaging) alla carriera. E’ morto il 27 maggio 2013.

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