
Venezia, 11 settembre 2016
Oggetto: Stati Generali Provincia di Belluno. Lettera aperta al Presidente.
Al Presidente della Provincia di Belluno
e, p.c., Ai sindaci della Provincia di Belluno
Gentile presidente,
abbiamo ricevuto il suo invito agli Stati Generali della Provincia di Belluno per stimolare una soluzione alle problematiche, in particolar modo finanziarie, che da tempo assillano l’ente da Lei presieduto.
Crediamo che l’iniziativa, a cui noi non vogliamo sottrarre il nostro contributo, sia assolutamente lodevole, ma affinché sia anche efficace nello svilupparla si dovranno affrontare le diverse tematiche partendo dalla natura dei singoli problemi, evitando innanzitutto di mischiare in un unico calderone gestioni che hanno natura diversa.
Da un lato pertanto va affrontato il rapporto che la Provincia deve coltivare con lo Stato, da un altro quello con la Regione, da un altro ancora quello con i comuni, che in seguito alla legge Del Rio rappresentano i primi soci della provincia stessa. Infine, un altro aspetto di non secondaria rilevanza, riguarda le relazioni da tenere con le categorie economiche e sociali.
Circa il rapporto con lo Stato va detto con chiarezza che la problematica finanziaria è addebitabile in via esclusiva ad esso. Lo evidenziano dati oggettivi: trasferimenti statali anno 2009 24 milioni, anno 2015 zero milioni; trasferimenti Regione Veneto, anno 2009 16 milioni, anno 2015 40 milioni.
Ma non solo. Lo Stato deve dirvi e dirci anche con sincerità cosa vuole dagli enti locali, visto che da un lato finge di sostenerli e da un altro chiede la soppressione definitiva delle province attraverso la riforma costituzionale, dopo averle indebolite sia finanziariamente che politicamente con la loro trasformazione in enti di secondo grado.
Ogni anno il residuo fiscale che Roma trattiene tra ciò che i Bellunesi pagano in tasse e quello che viene restituito al territorio è di quasi un miliardo di euro (dati Istat e Unioncamere Veneto), diversi milioni al giorno che restano allo Stato per gestire problematiche che con noi hanno poco o nulla a che fare. Numeri impressionanti, che sono confermati anche da un recentissimo studio fatto dalla CGIA di Mestre, dove si evidenzia che ben il 81,5% delle tasse incassate sul territorio restano al governo centrale.
Partendo da questi dati risulta evidente come la provincia di Belluno non potrà mai superare il gap che ha nei confronti delle province autonome di Trento e Bolzano, dove l’intero gettito resta sul territorio, se non ponendo per Belluno condizioni simili a quelle che hanno Trento e Bolzano, ovvero attribuendo a Belluno una vera autonomia, fiscale e legislativa.
Ma per fare ciò è necessaria non una legge regionale bensì una riforma della Costituzione, che al momento è da ritenersi vera utopia, visto che la riforma costituzionale che l’attuale governo vorrebbe attuare e di cui attendiamo gli esiti del referendum va nel senso esattamente opposto, eliminando tutte le province ad eccezione di Trento e Bolzano.
Relativamente a quello che può fare invece la Regione, va meglio contestualizzato il ruolo della L.R. 25/2014 sulla quale, o per poca conoscenza degli effettivi contenuti della medesima o per voluta strumentalizzazione politica, si continua a fare confusione. Tale normativa prevede infatti forme di autonomia amministrativa, che altro non significa che continuare a gestire sul territorio gli stessi soldi che prima erano gestiti da altro ente (nello specifico la Regione) prendendosi in capo altresì i costi che la medesima autonomia implica. Una cosa assolutamente importante e da sostenere, sia chiaro, ma ben diversa da ciò che si potrebbe avere tramite un autonomia legislativa e fiscale, la quale dà all’ente che ne può usufruire la possibilità di farsi le leggi e trattenersi il gettito derivante da tasse e imposte. Questo tipo di autonomia, che è riconosciuta alle Province Autonome di Trento e Bolzano, come abbiamo poco sopra ricordato, può però essere conferita solamente con modifica della Costituzione, quindi dallo Stato e non dalla Regione Veneto.
Per quanto comunque riguarda l’autonomia amministrativa, l’unica quindi che possa essere riconosciuta dalla Regione, in questi anni e in particolar modo negli ultimi mesi il Veneto ha fatto molti passi avanti iniziando dal trasferimento dei canoni idrici per arrivare alla gestione sul territorio delle pratiche inerenti le concessioni di derivazione d’acqua ad uso idroelettrico; argomento sul quale da un lato da parte del territorio sono state alzate le barricate per ottenerne la gestione, da un altro ora la provincia dopo pochi mesi vorrebbe nuovamente disfarsene, o almeno così parebbe leggendo il recente atto da Lei emanato (numero 100 del 30 agosto u.s.) in cui si evidenzia la volontà di non avvalersi di determinate prerogative in materia di idroelettrico chiedendo che sia ancora la Regione a svolgerle.
Ma l’autonomia amministrativa da sola non basta. Per questo con forza insistiamo nel dire, come facemmo a pochi giorni dalla nostra elezione un anno fa, che una battaglia vera dovrebbe svolgersi assieme, Provincia e Regione unite, visto che per superare il gap che ci separa da Trentini e Altoatesini è necessaria un’azione compatta e trasversale nei confronti dello Stato affinché le nostre tasse rimangano qui.
Tentare di distogliere l’attenzione dalle gravissime responsabilità dello Stato cercando di attribuirle alla Regione o ad altri soggetti, di fronte all’oggettività dei numeri sopra evidenziati, è ingenuo o, peggio, deprimente, perché non è altro che un becero tentativo di stravolgere la realtà dei fatti solo per mera opportunità politica. La Regione la sua parte l’ha fatta e la sta facendo, ma non dimentichiamoci che è anch’essa vittima dei tagli statali e pertanto è inimmaginabile che possa supplire ai tagli compiuti dallo Stato nei confronti della Provincia di Belluno. Come potrebbe mai la Regione garantire a Belluno condizioni simili a Trento e Bolzano se, pur avendo il Veneto ben cinque volte gli abitanti dei nostri vicini di casa ha un bilancio appena un po’ superiore a quello delle sole due province autonome?! Sarebbe come tentare di curare un cancro con l’aspirina che usiamo per il raffreddore.
È perciò evidente che per superare i problemi del territorio bellunese è necessaria un’azione di squadra, trasversale, che rimuova o perlomeno limiti queste iniquie differenze che stanno progressivamente condannando a morte il bellunese.
In tal senso ben vengano gli Stati generali, anche se questa convocazione, a poche settimane dal rinnovo delle cariche istituzionali, non vorremmo si rivelasse solo un intermezzo propagandistico e per giustificare due anni di assoluto immobilismo, un immobilismo che forse in più di qualche occasione è stato dettato dalla necessità politica di non essere troppo severi con un governo nazionale che, seppur nemico delle province, è comunque dello stesso colore di chi oggi questa provincia amministra.
Gianpaolo Bottacin
Franco Gidoni


