“Andiamo avanti con la discussione, ma se non si arriva a una soluzione di buon senso mettiamo al voto le nove Ulss e vediamo, se passano vuol dire che c’è la maggioranza, altrimenti andiamo a casa”.
E’ l’ultimatum del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ai suoi, che oggi sbotta, uscendo da Palazzo Ferro Fini, dopo un incontro con i capigruppo di maggioranza per discutere dello stallo della discussione in aula sul Progetto di legge 23, la riforma della sanità veneta, che si sta ulteriormente protraendo negli ultimi giorni.
“Confermo la proposta di nove Ulss, sette provinciali più una bassanese pedemontana e una del Veneto orientale – ha detto Zaia – La soluzione è tra l’altro già operativa. I cittadini hanno già capito che non servono uffici e burocrazia, ma ospedali attrezzati e servizi”.
Tesi, questa, sostenuta anche dalla minoranza, che tuttavia non sembra mollare il colpo, ribadendo la necessità di non fare differenze tra i cittadini veneti, e di stabilire quindi un criterio chiaro per la definizione del numero delle Ulss. Tra le proposte c’è quella di una Ulss per provincia, e quindi sette in totale, oppure l’idea di adottare il criterio del numero di abitanti serviti, il che porterebbe al raddoppio delle Ulss nelle due province più grandi, quindi nove Ulss in totale ma senza la bassanese e quella del Veneto orientale. Se si volesse tener conto delle presenze turistiche, che in alcuni periodi dell’anno aumentano il bacino di utenza di alcune aree, poi, servirebbero altre tre Ulss, il che porterebbe il totale a 12, spiega Simone Scarabel, capogruppo del Movimento cinquestelle, che attacca: “A noi vanno bene tutte le possibilità, è la maggioranza a dover stabilire il criterio”. Ma la maggioranza sembra non voler rinunciare alla disposizione delle Ulss già stabilita. (Fat/ Dire)


