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Sanità nella provincia di Belluno. Dichiarazione del segretario Cisl Belluno Treviso Rudy Roffarè

Rudy Roffarè
Rudy Roffarè

“Le recenti informazioni sulla situazione dei nostri servizi sanitari che ci arrivano da parte dagli addetti ai lavori, dai rappresentanti politici e perfino dagli stessi direttori, ci inducono ad esprimere forte preoccupazione per la tutela del diritto alla salute per la nostra montagna. Grande perplessità anche nel registrare il solito “dare a qualcun altro” la responsabilità di quanto sta accadendo. I nostri rappresentanti in Regione e a Roma devono, viceversa, avere il coraggio di trovare una intesa comune per il bene della nostra sanità in primis, ma anche della nostra scuola, delle nostre infrastrutture e del nostro futuro economico. Senza populismi e con grande chiarezza verso l’opinione pubblica.
Per quanto ci riguarda, il punto sulla sanità non è se avere o meno le due Usl, ma fare la battaglia, costruttiva, per garantire un servizio sanitario e assistenziale degno di questo nome e adeguato alle esigenze di un territorio disagiato come quello montano e che ha, tra le altre cose, anche la pretesa di sviluppare il turismo.

Leggere che i servizi vengono tagliati o sospesi, che mancano medici, pediatri, infermieri e personale amministrativo, o ancora che le strumentazioni di diagnostica non sono più coerenti con quanto stabilito dai livelli essenziali minimi indispensabili (Lea), ci devono indurre a pensare, al di là di qualsiasi strumentalizzazione politica, che qualcosa non quadra.

A questo punto, è opportuno fare davvero chiarezza su quanto sta realmente accadendo e invitiamo il governatore Zaia a convocare un tavolo nella quale la Regione, unitamente ai direttori generali, spieghino quali sono le problematiche, cosa si sta facendo per risolverle e, specialmente, quali sono, al netto della riforma veneta, i piani della regione sul futuro sanitario in montagna. Con chiarezza e onestà politica, sapendo che sulla nostra provincia, interamente montana (lo ribadiamo con forza), non si può ragionare solo con i numeri. Ricordiamolo: Belluno è la provincia più estesa del Veneto ma con solo 200.000 abitanti, con forte calo demografico e crescita dell’indice di invecchiamento.

Dobbiamo stare uniti, sapendo che non ci devono essere dogmi rispetto a possibili riorganizzazioni sanitarie, a patto che ci vengano riconosciute le nostre caratteristiche e la dignità di un territorio molto più disagiato della pianura veneta”.

Segretario CISL Belluno Treviso
Rudy Roffarè

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