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martedì, Aprile 20, 2021
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Un fuoriporta al Santuario di Anzù dei Santi Vittore e Corona

Oggi la montagna mi ispira lo spirito e, come è solito dire un caro amico quando mi accompagna nelle passeggiate, dà un’energia positiva.

santuario vittore corona feltreDecido di passare una domenica diversa dal solito, dalle consuete passeggiate, dal pranzo generoso in baita. Un sandwich un bicchiere di rosso e via verso la meta. Si tratta di una gita fuoriporta, ad una trentina di km da Belluno: arrivo a Feltre nel primo pomeriggio dopo circa mezzoretta di auto in compagnia di un’amica che è appassionata di mostre particolari. Siamo esattamente nella frazione feltrina di Anzù, presso il  Santuario dei Santi Vittore e Corona (in Viale Santi Martiri e Corona, 19).

Ne ho avuto notizia navigando in quel mare senza fine che è il web.
La mostra prevede un’oggettistica definita minore che accompagna i devoti nella loro vita, dal battesimo alla comunione, alla cresima, al matrimonio fino all’estrema unzione. Detta così, forse una mostra del genere potrebbe sembrare un po’ monotona e invece si è rivelata come un percorso interessantissimo in quel sentiero che dalla nascita fino alla morte, ci posta a spartirci con oggetti di famiglia, con ricordi o talora cimeli. In questo caso si tratta di oggettistica devozionale: medagliette del battesimo, port-enfant, abitini della prima festa. Per non parlare poi dei numerosi santini della Prima Comunione e della cresima, o dei primi libricini da Messa. Ogni santino è un frammento educativo: c’è la classica immagine di Dio Padre con il suo barbone canuto e il volto mite, il Cristo Patiens affetto da piaghe e sofferente, la Madonna nelle sue numerosissime denominazioni che vanno dal bianco della Vergine al nero dell’Addolorata.
La mia amica, che spesso nei mercatini dell’antiquariato fa incetta di queste reliquie, mi trattiene dinnanzi alle teche, mi spiega, mi parla: non fa mai una pausa, ma l’ascolto col piacere di chi vedendo questi oggetti va con la memoria ai tempi dell’infanzia e ricorda la vecchia parrocchia di provincia, il prete gioviale e grassottello che ti rimproverava sempre e la perpetua, una donna dall’età indefinibile e sin troppo ciarliera.
Ai santini si affiancano i rosari: per i bambini e per gli adulti. Oggetti del tempo che fu, che oggi hanno spazio negli ultimi cassetti delle nonne e delle poche mamme un po’ âgées devote alla Madonna di Lourdes o a qualche santo locale. Poi ci sono statuette, con i Santi ben conservati sotto campane di vetro e le infinite tipologie degli oggetti devozionali più impensati che i fedeli conserva(va)no nelle loro case, a riceverne protezione per sé e la famiglia.
La visita, se fatta con attenzione, come mi obbliga a fare la mia amica (non ha mai smesso di parlare ed è ancora nel colmo dell’ammirazione) dura un’oretta. Poi al caffè più vicino mi riprendo con una fettina di torta del posto, la gustosa fregolotta alle noci che è un ottimo pass-partout per tutte le stagioni: una pastafrolla fragrante e croccante, dal gusto delicato ma deciso.

Non devo scordarmi di dire che la mostra, che ha aperto da poco (il 7 agosto) e prosegue fino alla fine ai primi di ottobre (il 7), è visitabile tutti i giorni nell’orario di apertura del Santuario: 9.00-12.00; 15.00-19.00. Buona visita!

Bruna Mozzi

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