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Chi decide per il Bellunese? Associazione Vivaio Dolomiti: “Basta chiacchiere, è ora di agire. Mancano progetti, autorizzazioni, appalti”

Giovanni Campeol, il presidente di Urbit (organizzatore di Urbanpromo) Stefano Stanghellini, Simonetta Buttignon, Piero Balzan e Gianni Pastella
Giovanni Campeol, il presidente di Urbit (organizzatore di Urbanpromo) Stefano Stanghellini, Simonetta Buttignon, Piero Balzan e Gianni Pastella

Chi sta prendendo le decisioni cruciali per il futuro del Bellunese?

A porre l’interrogativo è l’Associazione Vivaio Dolomiti che alla fine dello scorso maggio aveva organizzato un convegno con l’ausilio di alcuni esperti per analizzare in modo scientifico i problemi socio economici del Bellunese. Lo studio aveva evidenziato una carenza di infrastrutture che collocava la provincia di Belluno al penultimo posto in Italia dietro solo a quella di Enna.

“Ci siamo concentrati sui nostri progetti – fanno sapere attraverso una nota l’Associazione Vivaio Dolomiti –  , senza più intervenire nel dibattito che anima questa pigra estate. Aspettavamo proposte alternative a quelle che abbiamo lanciato noi per risollevare questo territorio. Come volevasi dimostrare non ne sono arrivate.
Ci troviamo, nel pieno della settimana di Ferragosto, con la viabilità intasata o interrotta da frane. Fra le soluzioni viene sempre prospettato questo fantomatico Trenino delle Dolomiti, che non si sa nemmeno se si può fare, visto che manca addirittura lo studio di fattibilità. Lo pagheranno i Fondi di confine, lo faranno Trento e Bolzano. Come siamo felici! Il treno, così come viene raccontato da chi ama tanto parlarne senza aver letto uno straccio di documento, sarà esclusivamente turistico. Niente trasporto merci. In più, per i tempi di percorrenza e la capacità trasportistica sarà incapace di risolvere i problemi di mobilità nella nostra provincia. E viene continuamente messo come alternativa al prolungamento autostradale: è come paragonare una squadra di terza categoria con il Barcellona di Messi”.

“Continuiamo a leggere le provocazioni degli ambientalisti – prosegue la nota di Vivaio Dolomiti – , che propongono di chiudere i Passi dolomitici, unica via di comunicazione con il resto del mondo per le nostre zone di montagna, e attraverso i quali arrivano i turisti da noi. Talmente amanti dell’ambiente, queste persone, da non aver speso una parola (se non quando sono stati messi alle strette) a riguardo del progetto più devastante che questa provincia rischia di subire, quello dell’elettrodotto Terna”.

Non basta. Vivaio Dolomiti pone una serie di interrogativi sui progetti di sviluppo del territorio.

“Che dire dei lavori previsti per l’Alemagna? Mancano progetti, autorizzazioni, espropri, appalti. E vogliamo essere pronti per i mondiali di Cortina? Ma chi si vuole prendere in giro?

Che gestione strategica si ha per il futuro del Bellunese?
Chi sono i deputati a deciderla e in base a quali studi?
Dove è finita la condivisione con il territorio?
Che ruolo ha la Regione Veneto in tutto questo? Qui per spot parla solo De Menech: Zaia cosa intende fare? Lasciarci nelle mani di Trento e Bolzano, che attraverso alcune società pseudo ambientaliste vengono a dettar legge a casa nostra, contestando tutto quello che può portarci un vantaggio (impianti di risalita, nuove strade, aeroporti)?

Ci sembra tutto improvvisato, senza idee concrete. Come direbbero i nostri vecchi: sono solo ciacole.
E la promozione turistica? Guardando i nomi degli attori, si scopre che sono sempre le stesse persone, con risultati che conosciamo. A questo punto non sarebbe meglio creare un gruppo di giovani neo laureati e affidare loro il futuro del turismo bellunese? Farebbero sicuramente meglio dei tanti carrozzoni che fino ad oggi poco hanno fatto, se non litigare fra loro. Ai danni del nostro territorio e degli operatori turistici che, ricordiamolo, con la loro attività ci campano.
Basta con la propaganda, basta con le ciacole e con le interviste pilotate che ormai non convincono più nessuno – conclude la nota dell’Associazione Vivaio Dolomiti –  Qui o si presentano finalmente progetti seri e strategici, oppure decidiamo di chiuderci in una riserva come i nativi americani, aspettando anche noi l’estinzione”.

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