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L’islam va considerato un partito politico? Massimo Vidori presenta un esposto alla Procura della Repubblica di Belluno

Massimo Vidori
Massimo Vidori

Massimo Vidori, leader di Indipendenza Veneta, ha inoltrato un formale esposto alla Procura della Repubblica di Belluno affinché sia valutata la posizione dei seguaci dell’Islam nella sua connotazione di partito politico.

“L’eventuale passaggio da filosofia religiosa ad apologia di reato – secondo Vidori –  deve essere valutato laicamente dallo Stato Italiano che deve chiarire quale sia la sua posizione a riguardo.

L’attività di contrasto alle attività criminose o terroristiche arriverà costantemente in ritardo se non verranno valutati e gestiti questi aspetti”.

 

 

Ecco il contenuto sul quale il politico bellunese fonda il suo esposto alla magistratura.

Il teologo islamista Samir Kalhil Samir ha avuto l’intuizione.  Dei 5 pilastri sui quali si regge l’Islam, solo i primi 2 sono teologici:

– la testimonianza che non c’è altra divinità tranne Allàh e che Muhammad è il suo Apostolo (SHAHADA)
– l’esecuzione dell’adorazione(SALAH).

Gli altri 3 sono obbligatorie azioni concrete:
– il pagamento della imposta coranica (ZAKAH);
– il digiuno del mese di Ramadàn (SAWN);
– il pellegrinaggio alla Kaaba – Mecca, obbligatorio per chi può farlo (HAJJ)

Vi sono poi vincolanti indicazioni sul funzionamento della società islamica e sulla diffusione:
– legge coranica (SHARIA), che descrive precise modalità comportamentali e relative punizioni in caso di violazione
– guerra santa per la diffusione del’Islam (JIHAD).

E’ evidente  – sostiene Massimo Vidori di Indipendenza Veneta – che gli aspetti pratici che caratterizzano questo movimento, ne definiscono un vero e proprio programma politico di strutturazione sociale: roba da far impallidire molti partiti nazionali.
Il problema diventa tale quando gli islamici si insediano in comunità che li misurano col solo criterio della libertà di culto religioso.
Una domanda per riflettere: perché papa Francesco risulta talvolta contraddittorio o incomprensibile per la sua posizione nei confronti dell’islam? Perchè egli ha armi poco efficaci nel confronto con un partito politico rivestito di religione.
Si deve quindi affiancare la risposta istituzionale: si applichino all’Islam le numerose leggi che regolano l’attività politica nella nostra società.
Non è accettabile che nel nome della libertà di confessione si lasci passare quello che è un chiaro progetto di cambiamento sociale, oltre che religioso.
Se analizzato in chiave politica, l’Islam propone usi che sono contrastanti con l’ordinamento attuale. La sharia è un codice che vuole sostituire i codici civile e penale. I metodi proposti per raggiungere il suo scopo sono illegali poiché il Corano esalta la violenza e la coercizione in molti passaggi. Tutto ciò legalmente si chiama eversione!
Mi si risponderà che bisogna interpretare tali scritti in base al contesto. Ne sono consapevole, ma quanti ne sono capaci? In talune sure si fa esplicito riferimento a guerra, morte, amputazioni, crocefissioni.
Il contesto che trovo imprescindibile è quello dell’attualità che riporta proprio di queste pratiche a dimostrazione che l’interpretazione del Corano è troppo spesso letterale.

 

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