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domenica, Aprile 11, 2021
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Visita a Villa Buzzati, alla riscoperta dei luoghi del giornalista scrittore

Oggi in montagna vado per distrarmi, respirare aria pulita e …per cultura. Giù nell’afa della bassa pianura mi è capitata tra le mani una vecchia edizione di un romanzo di Dino Buzzati, il suo celebre “Barnabo delle montagne” e mi è sorto il desiderio di venire quassù a Belluno a riscoprire i luoghi dello scrittore giornalista. Son da sola, perché i “soliti” amici hanno prediletto le spiagge dorate di non so che paese esotico: visito la casa natale che fa parte di un complesso agricolo-residenziale gestito dalla famiglia dello scrittore stesso.

Villa Buzzati
Villa Buzzati

Ad accogliermi verso il mezzogiorno di un giorno assolato è una gentile signora, affabile e dai modi eleganti: che sia la pronipote di Dino? Non oso chiederglielo. In un’ala della grandissima villa ha ricavato un piccolo b&b che gestisce personalmente. La Villa è stata aperta al pubblico solo dopo la morte della nonna della signora V*, sorella di Dino. Fino ad allora la struttura restava chiusa per interi mesi e si animava solo d’estate, quando i fratelli Buzzati arrivavano da Milano a Belluno per la “villeggiatura”.
La parte originaria della villa risale al 1500, ma solo nel 1800 è stata ampliata con l’aggiunta delle due ali laterali. Dal 1811 essa è proprietà della famiglia Buzzati ed è proprio qui che lo scrittore è nato il 16 ottobre del 1906 ed ha preso ispirazione per molte delle sue opere. Camminando un po’, raggiungo il giardino della villa; tra la siepe, delle scalette e un albero secolare paiono comparire da un momento all’altro i personaggi dei suoi romanzi. Ripercorro i luoghi delle passeggiate dello scrittore, specie quelli in cui si fermava per scrivere o dipingere.
Nella villa ha sede un’associazione culturale molto attiva, ed è il luogo ideale per una vacanza all’insegna delle atmosfere oniriche dei romanzi buzzatiani, specialmente de “Il deserto dei Tartari”. (B&B Villa Buzzati, http://www.villabuzzati.com). Ogni prima domenica del mese è possibile partecipare alla visita guidata che svela segreti e curiosità di casa Buzzati.

Dopo un caffè ed una fetta di strudel, mi sposto poco lontano, nel comune di Limana, dove ci sono le colline di Valmorel, che hanno ispirato l’ultima opera dello scrittore, “I miracoli di Val Morel”. Uno dopo l’altro, decine di ex-voto, dipinti e raccontati, fanno il verso (affettuosamente) alla devozione popolare tipica dell’area dolomitica. Sulle tracce dei miracoli immaginari della santa Rita buzzatiana, si può percorrere un itinerario reale, una via crucis che parte da Giaon di Limana, si snoda tra boschi di faggio e castagno fino a Valmorel, e si conclude con un capitello dedicato alla santa dei casi disperati.
Da Valmorel, da villa Buzzati, dal centro di Belluno: quando guardo alle montagne, di fianco al panettone grandioso del Serva, mi viene istintivo soffermare lo sguardo su una guglia solitaria, che si staglia sottile contro il blu del cielo. È la Gusèla del Vescovà (l’ago del vescovo, in bellunese), un monolite di 40 metri, meta di alpinisti. Di fianco, ecco lo Schiara, anzi la S’ciara, la «montagna della vita» di Dino Buzzati.
Tutto mi riecheggia il grande romanziere: e così le sue montagne diventano un luogo “remoto ed arcano” dove osservare “una poiana roteante lassù” e nel silenzio cogliere “il senso della vita che passa, che è passata per sempre”. Oggi le valli e le cime tanto care a Buzzati fanno parte del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, una vasta area che da Feltre a Belluno abbraccia un paesaggio affascinante, ben tenuto e protetto. Pareti a picco, sfiorate dal volo possente dell’aquila reale, guglie e creste frustate dal vento, gole impenetrabili dove regna il camoscio. “Esistono da noi valli che non ho mai viste da nessun’altra parte. Identiche ai paesaggi di certe vecchie stampe del romanticismo che a vederle si pensava: ma è tutto falso, posti come questi non esistono. Invece esistono: con la stessa solitudine, gli stessi inverosimili dirupi mezzo nascosti da alberi e cespugli pencolanti sull’abisso, e le cascate di acqua, e sul sentiero un viandante piuttosto misterioso. Meno splendide certo delle trionfali alte valli dolomitiche recinte di candide crode. Però più enigmatiche, intime, segrete”.
Poste ai margini del grande traffico turistico dolomitico, queste montagne conservano risorse naturali e paesaggistiche di eccezionale pregio: rinfrancano il cuore, gratificano la mente, corroborano il corpo. Si tratta di quella stessa bellezza della natura che inorgogliva lo scrittore. Perché “di fronte alla natura, se si riesce a guardarla con animo sincero, le miserie si sciolgono, gli uomini si ritrovano l’un l’altro, dimenticando di avere questo o quel colore”.
Torno in pianura, la sera, con tantissima energia e pronta ad affrontare persino l’ennesimo temporale che si affaccia all’orizzonte. Grazie Dino…

Bruna Mozzi

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