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Veneto. Lista Zaia, Lega e Forza Italia, è guerra alla riforma costituzionale. Comitati per il no in ogni provincia

Palazzo Ferro-Fini sede del Consiglio regionale
Palazzo Ferro-Fini sede del Consiglio regionale

“Si deve scatenare una guerra sul territorio, ci devono essere comitati per il ”no” in ogni provincia”. Perché la riforma costituzionale proposta dal Governo ha problemi “di metodo” e “di merito”.

Al via la campagna per il ”no” al referendum dei consiglieri regionali veneti di maggioranza Massimiliano Barison (Fi), Silvia Rizzato (Zaia presidente), Riccardo Barbisan (Lega Nord), Massimiliano Giorgetti (Fi), Alessandro Montagnoli (Lega Nord) e Antonio Guadagnini (Siamo Veneto), che oggi, in una conferenza stampa a palazzo Ferro Fini, stroncano la riforma. Le questioni di metodo riguardano il fatto che “il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non è stato eletto da nessuno e procede con le riforme a colpi di fiducia”, spiega Barison, che aggiunge: “Ha deciso di personalizzare il referendum”, cosa sbagliata dato che la riforma va ad incidere sulla vita dei cittadini, ma che ha se non altro il merito di trasformare il voto in “un”occasione di mandare a casa un Governo non eletto”.

Passando alle questioni di merito, invece, il primo problema è rappresentato “dall”Italicum, che stabilisce un premio di maggioranza eccessivo e allontana i cittadini dal voto”, continua Barison. Del Senato, poi, viene eliminata solo la parte elettiva, con il risultato che non c’è nessuno snellimento burocratico e che la riduzione dei costi è minima. “In un anno si risparmia quanto si spende in una settimana per mantenere gli immigrati”, fa notare Rizzotto. C’è infine la questione delle decadenze asincrone che, dicono, finirebbero per rallentare i lavori del Senato. I consiglieri regionali mandati in Senato, infatti, potrebbero decadere dalla loro carica in momenti diversi dell”anno, determinando la necessita” di essere sostituiti.

Una questione centrale rimane quella dell’accentramento delle competenze, che “non premia le Regioni virtuose come il Veneto”, spiega Barbisan. La regione, ad esempio, è la prima in Italia per turismo, ma la riforma “toglierebbe la competenza al Veneto per metterla sotto il controllo dello Stato”, senza che sia chiaro in che modo questo dovrebbe migliorare la gestione. “Sosteniamo le iniziative locali perché in questo momento manca l’informazione”, continua Rizzotto, prendendosela con gli aspetti della riforma che mirano ad “allontanare i cittadini dalla partecipazione alla vita pubblica”, come l”innalzamento del numero di firme necessarie a richiedere un referendum, che passerebbe da 50.000 a 100.000.
“Se si cambia la Costituzione deve essere per correggerne gli aspetti più anacronistici e consentire una maggiore partecipazione ai cittadini”, fa eco l”indipendentista Guadagnini, evidenziando che oggi la Costituzione non permette ai cittadini di esprimersi tramite referendum su questioni come “il bilancio, i trattati internazionali e gli aspetti tributari”.
Mentre, invece, la riforma presentata dal Governo “modifica altri aspetti ma non tocca questi punti fondamentali”. “Si deve scatenare una guerra sul territorio”, conclude Giorgetti, annunciando la presenza di “comitati per il ”no” in ogni provincia”.
(Fat/ Dire)