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Caso Ferroli. Bellot riporta in Senato la questione. L’azienda ha usato i soldi della cassa integrazione per salvare se stessa attraverso il sacrificio di 536 lavoratori

 

Raffaela BellotLasciando abbondantemente indietro i giri di parole, la senatrice Raffaela Bellot oggi porta all’attenzione dell’aula del Senato sul caso Ferroli, dopo aver depositato ieri un’interrogazione urgente in merito.

“Già nel 2015 si ventilavano esuberi e tagli. Già nel settembre 2015 con atto di sindacato ispettivo chiedevo al Governo di intervenire direttamente al fine di salvaguardare i livelli occupazionali e salariali e assicurare un futuro produttivo allo stabilimento di Alano.

È passato quasi un anno e, di nuovo, sono a chiedere se i Ministri in indirizzo abbiano chiara la situazione. È necessario e urgente avviare un Tavolo di lavoro con i rappresentanti dei lavoratori, con le istituzioni del territorio, la Giunta Regionale e il Governo Nazionale per scongiurare l’ipotesi degli oltre 500 esuberi. È necessaria la ridefinizione consensuale di un piano industriale che non gravi così pesantemente sulla forza lavoro.”

La senatrice tosiana ha ricordato le rassicurazioni fatte nel 2015 dall’allora Governatore uscente della Regione Veneto, poi riconfermato, Luca Zaia che, con una decina di compagni di partito, alleati di Governo e candidati al Consiglio Regionale dichiarò ai dipendenti Ferroli la disponibilità ad attivare un piano industriale attraverso la finanziaria “Veneto Sviluppo”, definendo l’utilizzo della cassa integrazione una “battaglia d’ufficio”.

“L’esito di quelle promesse è sotto gli occhi di tutti – continua la Bellot- il piano presentato da Ferroli prevede una riorganizzazione dell’azienda che parla di molte cose, tranne che dei costi sociali. La soluzione finale proposta sembra una confessione che racconta di una cassa integrazione sfruttata non per rilanciale l’azienda nel suo complesso o per salvare il maggior numero possibile di lavoratori, ma per salvare sé stessa attraverso il sacrificio e il licenziamento di 536 di quei lavoratori.

Si tratta come al solito di percorrere la strada più comoda, facendo pagare il prezzo più alto ai lavoratori.”

Il Governo deve intervenire perchè gli ammortizzatori sociali tornino ad essere uno strumento al servizio dei costi sociali generari dalla crisi dell’azienda, non una sorta di uscita felice per ammortizzare le perdite di mercato.

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