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giovedì, Aprile 22, 2021
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In Centro Cadore tra reperti archeologici e acque termali

Laghetto delle tose - Calalzo di Cadore
Laghetto delle tose – Calalzo di Cadore

Questo weekend si torna a “marciare” sulle vette? – mi dice un’amica di “pianura” con cui vado qualche volta al mare. Mi vorrebbe con lei a crogiolarmi e ad ascoltare le sue disavventure affettive e le sue pene d’amore. Ma io preferisco la tranquillità e il verde della montagna, oltre a questo appuntamento fisso in cui posso scrivere di questo ambiente meraviglioso, lustro della provincia di Belluno. Oggi, però un’altra sorpresa mi attende. Il gruppo dei miei amici fedelissimi della montagna mi propone un giretto diverso, tra verde e archeologia. La zona è quella di Lagole, forse una delle più interessanti dell’Alto bellunese che in molti chiamano “La fonte della civiltà del Cadore”. Quando ci arrivo. dopo aver forzato la mia piccola utilitaria sulla Statale 51, aver fatto una sosta doverosa per un caffè in piazza a Longarone, imboccata la 51bis, arrivo a Calalzo. Mi son documentata sul tema leggendo qualcosa giorni fa ed ho appreso che tutti i reperti archeologici ritrovati presso i laghetti termali e nelle vicine scarpate boscose, ora semi-sommerse dal lago artificiale del Centro Cadore, sono conservati nel Museo di Pieve di Cadore. Sono pronta a fare persino da guida, fingendo esperienza in materia.

Ma il gruppo si divide e c’è chi non ne vuole sapere di archeologia o simili e vuole andare lungo il lago, ammirare il paesaggio, respirare aria buona per finire poi con l’addentare la solita fetta di strudel con un buon bicchiere.

L’area era uno dei più importanti siti sacri della civiltà paleo-veneta legato alle divinità della fertilità grazie alle magiche sorgenti d’acqua. Le acque sono ricche di sostanze solforose, ed erano già note ai Romani che le usavano per le proprietà curative della pelle e per rimarginare le ferite. Nel Medioevo poi si continuò la tradizione termale della zona.

Ma dove hai lasciato l’auto? – mi chiede la più ambientalista delle mie amiche di camminate la L*. Naturalmente nel parcheggio in paese – rispondo; e aggiungo: Non sia mai che venga ad inquinare più di quanto già facciamo tutti… Vorrei innescare una polemica sulla tutela del paesaggio, ma poi ritratto, pensando all’ultima esperienza di conversazione con L* sull’ inquinamento della montagna che mi ha stremato e ridotto senza voce per tutto il giorno seguente.

Distraggo la compagnia sul terrapieno tra il laghetto della pesca sportiva e il grande lago di Centro Cadore e seguendo qualche indicazione, camminiamo nel bosco con calma per giungere alla zona centrale del sito, dove finalmente vediamo le sorgenti più suggestive e le cascatelle del Laghetto delle Tose. Come mi ha anticipato un caro amico esperto in materia, il cosiddetto ‘lago delle Tose’ (tose=ragazze), è una specie di grande vasca termale naturale che si chiama così perché vi si bagnavano le gestanti o le partorienti. Forte è l’odore di zolfo, molto esuberante la vegetazione. Anche se dicono che la passeggiata è particolarmente adatta alla stagione autunnale per i bei colori del fogliame, io la consiglio anche in questo periodo per stare un po’ al fresco e ripercorrere le vestigia degli antichi abitanti. Arrivato al laghetto c’è il tempo per una pausa meditativa e contemplativa, che ci prepara alla visita del Museo, il MARC (Museo Archeologico Cadorino): splendidi gli ex-voto rinvenuti nel laghetto di Lagole di Calalzo, che testimoniano la presenza di un importante centro di culto. In età preromana e poi romana, dal VI sec. a.C. al IV sec. d.C. i Veneti vi veneravano una divinità chiamata Tribusiate/Trimusiate Sainate, triforme e sanatrice, identificata con la dea greca Ecate o la atestina Reitia.

Finita la visita del Museo, gli amici mi fanno un cenno di applauso che mi strappa un sorriso e la proposta di offrire il “solito” per finire la giornata in allegria. L’arrivo del lunedì sarà poi più leggero.

Bruna Mozzi

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