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La nuova via della seta. Un porto offshore a Venezia in regime doganale speciale, che serve solo a Costa e ai cinesi

Giovanni Endrizzi, senatore
Giovanni Endrizzi, senatore

“Il porto offshore di Venezia è un’opera che agli italiani non serve, ma al presidente dell”Autorità portuale Costa (Paolo, ndr) sì, e ai cinesi pure”. Lo sostiene il senatore veneto Giovanni Endrizzi, del M5s, in un’interrogazione presentata ieri per avvisare il Governo dell’enorme rischio rappresentato dalla Cina.

Secondo Endrizzi, lo Stato cinese ha “fintamente abbracciato il mercato, ma in realtà, invece di abbracciare i diritti umani e la protezione dell’ambiente, ne fa scempio, per avere un indebito vantaggio sull’Europa”. E, ancor peggio, ne fanno scempio in territorio italiano, sostiene il senatore. Come dimostra l’episodio avvenuto nelle scorse settimane a Sesto Fiorentino, dove un controllo di routine è stato ostacolato con violenza, con il coinvolgimento di una associazione, il Cervo bianco, dedita a pestaggi e intimidazioni, ricorda Endrizzi, o come dimostrano i 1,7 miliardi di euro che ogni anno passando dall”Italia alla Cina attraverso il sistema money transfer.

Ma fin qui tutto bene, più o meno. “I dolori arriveranno quando avverrà quanto pronosticato dalle ultime analisi di Bloomberg – continua Endrizzi – ovvero entro due anni al massimo le banche cinesi richiederanno fino a 3.000 miliardi di dollari di ricapitalizzazione. Allora il Governo cinese dovrà svalutare lo yuan almeno del 30% e spingere le esportazioni, e si stanno attrezzando: alla via della seta ferroviaria transasiatica, si aggiunge quella marittima, attraverso il canale di Suez recentemente raddoppiato, che si completa col progetto del porto offshore di Venezia. E uno scenario simile, non potrebbe che portare alla fine delle fabbriche locali – conclude il senatore – convinto che la grande opera nel mare veneziano non si debba fare.

Scade il prossimo 18 agosto la concessione per il punto franco di Porto Marghera, l’area posizionata tra la fine di via dell’Azoto, lo scalo ferroviario ed il varco di accesso al porto, dove vige un regime doganale speciale. Il bando di gara per l’assegnazione della concessione si chiuderà il 20 luglio, ma sono già arrivate due istanze, da parte di Autamarocchi e di Siderspes, l’attuale gestore, spiega l’Autorità portuale di Venezia, che dovrà vagliare le offerte ricevute. “La concessione verrà assegnata per almeno cinque anni e ricadrà sulla società che meglio saprà sfruttare e far fruttare il beneficio di essere uno dei pochi porti italiani a godere di un’area a regime speciale, continua l’Autorità portuale, ricordando che la riattivazione del punto franco è un privilegio che l’Unione europea riconosce in Italia solo a Venezia e a Trieste. Negli ultimi mesi l’area è stata utilizzata per merci sia import che in export, sono state realizzate operazioni di lavorazione di merci allo stato estero e sono stati depositati e assemblati per la spedizione colli eccezionali in attesa di essere spediti verso mercati extraeuropei e Medio Oriente, conclude l”Autorità portuale, ribadendo la richiesta di estendere la zona franca anche ad altre aree di Porto Marghera. (Fat/ Dire)

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