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Taglio tasse: secondo De Menech i bellunesi grazie a Renzi risparmiano 13 milioni. Ma è una mezza verità. Nel calcolo mancano gli aumenti fatti dal governo radiografati da Brunetta

Roger De Menech, deputato Pd
Roger De Menech, deputato Pd

“Oggi i bellunesi risparmiano circa 13 milioni di euro. L’abolizione della Tasi per la prima casa, combinata con l’eliminazione di Imu imbullonati, Irap e Imu agricola porta benefici concreti ai cittadini”. A sostenerlo è l’onorevole Roger De Menech (Pd) impegnato questa mattina a Lamon a incontrare i cittadini. “Stiamo colmando il deficit economico ma soprattutto quello di futuro che il nostro Paese ha accumulato in questi anni”, prsegue il deputato del Pd “Vogliamo farlo insieme a tutti quelli che hanno a cuore il cambiamento necessario perché l’Italia riparta”.

Complessivamente in Italia, l’eliminazione della Tasi tocca 19 milioni di cittadini, mentre in Veneto il risparmio dovuto al taglio delle tasse per il 2016 è calcolato in 328 milioni di euro. Da qui la stima dei circa 13 milioni di euro risparmiati in provincia di Belluno.

Nel Bellunese, ricorda De Menech, “vantaggi immediati li vedranno soprattutto i proprietari di terreni accatastati come agricoli, per i quali non dovranno più versare il corrispettivo Imu”. E’ un’innovazione di rilievo, soprattutto perché gran parte di quei terreni sono improduttivi, essendo inadatti alle coltivazioni a causa della posizione o per la presenza di boschi.

Il taglio delle tasse, dice ancora il deputato “costituisce un tassello importante per ridare slancio alla nostra economia e competitività all’Italia”. Le misure, previste dalla legge di stabilità del 2016, si sommano al bonus di 80 euro al mese per i lavoratori dipendenti e alle contribuzioni sul lavoro che hanno agevolato in Veneto l’aumento del 12 per cento delle assunzioni nel solo 2015, secondo i dati dell’osservatorio Veneto Lavoro”.

Insomma, un quadro felice della situazione, che però inquadra solo una parte del panorama generale.

A mettere a fuoco i punti “dimenticati” da De Menech l’aveva fatto domenica scorsa l’ex ministro Renato Brunetta dalle pagine de Il Giornale.

“Tutti abbiamo in mente l’aumento della tassazione sul risparmio – scrive Brunetta -, che Renzi impropriamente chiama «rendite finanziarie». Ma con l’aumento dell’aliquota dal 20% al 26% sugli interessi da conti correnti, azioni e obbligazioni, il presidente del Consiglio non ha fatto altro che colpire i risparmiatori, più o meno piccoli. Da novembre 2011, ultimo mese del governo Berlusconi, a fine 2015, il gettito derivante dalla tassazione del risparmio è passato da 6 miliardi a 13,3 miliardi di euro: un aumento di 7,3 miliardi di euro. Se a ciò aggiungiamo l’aggravio, che abbiamo visto, nella tassazione sulla casa, ne deriva un aumento del carico fiscale complessivo su immobili e risparmi degli italiani pari a quasi 30 miliardi di euro in quattro anni. Una patrimoniale bella e buona grazie a Monti, Letta e Renzi. E poi, da quando Renzi si è insediato a palazzo Chigi abbiamo visto: il taglio delle detrazioni Irpef per chi ha redditi superiori a 55.000 euro; l’aumento dall’11% al 20% del prelievo sui Fondi pensione; l’aumento della tassazione del Fondo Tfr dall’11% al 17%; l’aumento del bollo auto; l’aumento della tassazione sui diritti di imbarco nel trasporto aeroportuale; l’aumento della tassazione sulle casse previdenziali dei professionisti dal 20% al 26%; l’introduzione della tassazione dei proventi corrisposti ai beneficiari di polizze vita; l’ampliamento della platea di aziende cui si applicano aliquote Irap straordinarie; l’aumento della tassazione sui Fondi pensione dall’11% al 20%; il rischio che aumenti l’Iva fino al 25,5% e che aumentino le accise su benzina, tabacchi e alcolici per effetto delle clausole di salvaguardia ad oggi solo rinviate, ma che sono già legge e, di fatto, pendono sulla testa degli italiani”.

 

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