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La leggenda del contadino di Andràz e della Salvària

bosco-leggeraSi ritorna sulle vette questo weekend: nonostante le previsioni di pioggia e vento, si è saturi di città e si ha voglia di montagna, di verde – che qui non manca – e di buon cibo genuino. I soliti amici montanari mi invitano e la proposta per oggi è Cortina. Ci arriviamo dopo una mezzoretta di auto, partendo con comodo al mattino.

L* mi vuol presentare un signore, un tipo originale di queste parti che ha una baita sulle vette dei dintorni e che ne sa una più del diavolo: parlo di leggende e di fole che si raccontavano qui e che ancora qualcuno tramanda. Quando lo incontro, stretto nei suoi pantaloni di velluto e nella camicia a quadretti, mi sta subito simpatico; io invece come tanti, forse come tutti, pare che non gli vada molto a genio. Ma L* ci sa fare con lui e gli propone di bere qualcosa e di raccontarci una delle sue storie. Ci accomodiamo all’interno del bar del centro, mentre fuori cade ancora la pioggia e lo stiamo ad ascoltare con attenzione. Comincia col dire che nei paraggi di Andràz, proprio vicino al bosco, viveva un contadino. Un giorno scorse una fanciulla che raccoglieva fragole per la mamma. Gli raccontò che viveva nelle grotte tra le rocce, perché erano Salvàrie (donne della selva) ed erano stati gli antenati dei paesani a cacciarle lontano dal paese, sui monti. Da quel giorno si incontrarono spesso ed alla fine la giovane gli piacque tanto che decise di andar dal parroco a chieder se si potesse fare un matrimonio con una Salvària.

Si poteva, certo, ma solo se la donna fosse battezzata. Così avvenne, ma lei pose la condizione di non dover rivelare il proprio nome. Per sette anni vissero felici nonostante i pettegolezzi della gente e lui rispettò il desiderio di lei.

Un giorno il contadino incontrò nel bosco un’altra fanciulla e le chiese se per caso fosse anche lei una Salvària. La donna annuì, chiedendo con curiosità se ne conosceva per caso altre compresa una certa Lonca, che aveva sposato uno di Andràz?
L’uomo felice di saper il nome della moglie corse da lei chiamandola per nome, ma la moglie si disperò, sapendo di dover lasciare marito e figli e dover tornare sui monti. Di tanto in tanto tornava la sera, ma così il marito si rattristava ancor di più. Ella lo pregava di andarsene ma lui non volle ubbidire, così lei seguitò a tornare invisibile al mondo. Solo i bimbi, prima d’addormentarsi, sentivano che rimboccava loro le coperte e li accarezzava, ma ciò durò solo fino la fine dell’anno e poi mai più.

Il montanaro racconta la leggenda tutto d’un fiato, senza interrompersi nemmeno per l’arrivo del cameriere. Poi si beve il suo bicchiere con altrettanta foga, si alza e saluta a bassa voce L* e a noi donne fa solo un cenno di saluto. Se ne va quatto quatto quasi triste; la mia amica, che ha fama di ingenua e credulona, esclama: che gli succede? Ma allora è lui Andràz?

Nessuno osa darle una risposta, mentre il cielo pare annuire con un bubbolio lontano e un tuono improvviso.

Bruna Mozzi

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