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venerdì, Novembre 27, 2020
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La senatrice Raffaela Bellot interviene in Senato: “Il Governo renda note le motivazioni e le ragioni politiche celate dietro al caso Sappada”

Così la senatrice tosiana si è rivolta oggi al Ministro per gli affari regionali e le autonomie Enrico Costa durante il question time: “Esigo che il Governo, oggi, fornisca le dovute motivazioni che impediscono l’iter di un provvedimento tanto atteso e le ragioni politiche che si celano dietro ad una scelta del Governo così incomprensibile e oscura. Il disegno di legge iscritto all’ordine del giorno il 16 marzo è inspiegabilmente “scomparso” dal calendario dell’Assemblea. Il Governo non ha mai esplicitato valide motivazioni a sostegno della non approvazione di un provvedimento ormai da troppo tempo atteso dalle popolazioni locali e che poteva essere tranquillamente approvato in sede deliberante in Prima Commissione superando inutili lungaggini”. Poi la Bellot rincara alla tv nazionale: “Pur avendo chiesta la ricalendarizzazione del DDL n.1082, sia nella stessa giornata del 16 marzo, che in date successive, ad oggi non è dato sapere nulla. E’ evidente la volontà del Governo di opporsi alla definizione della vicenda lasciando trascorrere ulteriori 4 mesi dall’approvazione all’unanimità in Commissione affari costituzionali e dopo che la questione è stata affrontata positivamente nella Conferenza della Regione Veneto e della Regione Friuli Venezia Giulia . Il rispetto della volontà popolare, nello spirito anche della nostra Carta Costituzionale è una responsabilità che le Camere elette possono e devono assumere. Chiedo con forza che il Governo riveda la sua decisione consentendo al Parlamento di ratificare immediatamente la volontà di autodeterminazione di un’amministrazione e di una comunità locale che si è espressa nel rispetto della Costituzione”. In risposta il Ministro ha sì manifestato solidarietà ai referendari ma ha consigliato alla senatrice di rivolgere le sue istanze altrove. Bellot dal canto suo ha ribadito la sua insoddisfazione per la risposta e precisato che “se necessario si porterà il caso in Corte Europea per lesi diritti dei cittadini”.

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