
“La Serenissima approva alcuni capitoli fatti dalla Scuola dell’arte della lana (siamo nel 1466 e si tratta della lunga agonia della produzione lanifera), la Serenissima vieta al Castellano di Castelnuovo di Quero di tenere una barca pel passaggio della Piave (anno 1467), Donato Tomitano ottiene dalla Serenissima che gli ebrei siano cacciati da Feltre ( 1470) “…
Sono pochi passi tratti dal secondo volume della Storia di Feltre di Cambruzzi e Vecellio. Passando oltre le motivazioni, le ragioni, i torti che sono alla base di tali provvedimenti un dato balza all’occhio: è il ricorso sistematico da parte nostra, ad una autorità superiore (per lo più la Repubblica Serenissima) ed esterna al nostro territorio, per ogni questione, seppur piccola, da regolare. Una subalternità presente ancor oggi e che ha contraddistinto anche altri ambiti della nostra provincia e presunte autonomie, da Venezia, come quella cadorina.
Per farla breve e tentare di spiegare la nostra irrilevanza, anche in situazioni ed episodi recenti, per non dire quotidiani come quello della trasmissione “Ulisse” condotta da Alberto Angela e andata in onda lo scorso sabato, si tratta di capire la ragione e soprattutto la nostra abitudine alla sottomissione, la delega perpetua senza controllo e al mugugno dietro le quinte. Senza doverlo ripetere, le poche righe riferite alla “Storia di Feltre” spiegano ampiamente da dove possano avere origine i nostri comportamenti quotidiani allorquando è fondamentale, per la nostra sopravvivenza, farci sentire ed affermare la nostre caratteristiche, potenzialità ed unicità. Affermato tutto ciò è necessario chiederci, come bellunesi, se la nostra condizione di “sudditi” impotenti ed incapaci a reagire a qualsiasi sopruso sia irreversibile o vi siano ancora margini per una rivalsa della nostra dignità.
Altre volte su queste colonne mi è capitato di fare delle proposte, inascoltate, in particolare quella della convocazione degli Stati Generali della Cultura Bellunese. Infatti, almeno questo settore dovrebbe sentire, percepire, il grave pericolo che stiamo correndo, anzi, il processo che da tempo ci sta coinvolgendo, quello dell’estinzione.
Eugenio Padovan


