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Bard: “Chi ha annientato la provincia non può salvarla”!

Movimento Belluno autonoma Regione Dolomiti
Movimento Belluno autonoma Regione Dolomiti

“Chi ha annientato la Provincia di Belluno, appoggiando e promuovendo le riforme centraliste del Governo, non può ergersi a paladino del territorio, promettendo una salvezza che non può garantire”. Lo sostiene il Movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti in relazione alle dichiarazioni del sottosegretario Gianclaudio Bressa sul futuro dell’ente e sul destino di Sappada.

Per la verità, la liquefazione della Provincia di Belluno, va ricordato, è iniziata nell’ottobre 2011 con la legislatura a presidenza Bottacin, sfiduciato dalla sua stessa maggioranza Pdl-Lega.  Insomma, uno spintone allora dal centrodestra e un altro oggi dal centrosinistra e la frittata è servita.

“Vogliono rinviare Sappada a dopo la riforma? –  attaccano dal Bard – E’ lo stesso schema che stanno attuando con il nostro accordo: ritardano la discussione, confidando nella vittoria dei sì al referendum costituzionale di quest’autunno; una volta cancellate le province, si presenteranno qua dicendo che hanno fatto tutto il possibile, ma che l’accordo non potrà essere rispettato perché nel frattempo l’assetto istituzionale è cambiato. Sono gli stessi che nel 2013 sono venuti a declamare – e continuano a farlo – gli effetti spettacolari della riforma Delrio e della famigerata specificità montana, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.

“Continuiamo a ribadirlo: – prosegue la nota del Bard – le soluzioni per questo territorio non sono i fondi di confine. Istituire un fondo per i confinanti con il Friuli, o peggio ancora pensare a una specie di fondo nazionale per la montagna dalle Alpi alla Sila (come pare sottintendere Bressa), non porterà a nulla: continuiamo a dirlo, non si può far pagare solo alle autonomie e agli enti locali la mancanza di trasferimenti e di politica per la montagna”.

“I fondi di confine dovevano essere uno strumento d’emergenza, per progetti di sviluppo e non per l’ordinaria amministrazione; ma ora sono diventati un sostituto dei trasferimenti statali, sempre più ridotti all’osso. – spiegano gli autonomisti – Si vuole realmente risolvere la questione bellunese? Si faccia approvare il patto sull’elettività e si attribuiscano alla Provincia autonomia e poteri simili a quelli dei confinanti, se non pari”.

Infine, una riflessione sulla querelle PD – Serracchiani: “Noi stiamo con la presidente del Friuli Venezia Giulia. – assicurano dal movimento – Almeno lei ha avuto il coraggio di prendere posizione e proporre una soluzione (vedremo se e quanto percorribile), mostrando nello stesso tempo rispetto per i sappadini, quel rispetto che al Senato non c’è stato. Stiamo comunque parlando del vicesegretario del partito di cui fa parte anche il sottosegretario Bressa”.

“Non si può dare risposta ad ogni singolo comune, i referendum per il passaggio di regione non sono un progetto? – la provocazione finale – Intanto rispettino il volere democratico dei sappadini, dei lamonesi, dei sovramontini, dei comuni della Ladinia storica, degli agordini di Taibon e di Voltago; poi, se vogliono un progetto concreto, possono chiederlo a noi, sono due semplici parole: Belluno Autonoma. La prima parte di questo progetto, poi, l’hanno sottoscritta anche loro, nell’aprile dello scorso anno; basterebbe la volontà…”

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