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Col Visentin. Un caseggiato con 13 persone sotto una valanga

recentissime corriere della seraVerso l’una e mezza di notte una enorme valanga si stacca dal Ciroch, lembo di montagna del Col Visentin, e si abbatte su un fabbricato abitato da 13 persone che senza dubbio sono rimaste vittime. Inutile cercare di raggiungere il luogo del disastro. Val Tibolla, che si trova a 12 chilometri dall’altipiano di Castion, è inaccessibile ed è pericoloso cercare di raggiungerla. E’ formata da conche e si appoggia alla parete di Col Visentin ed è attraversata dal torrente Piana che sbocca nel Cicogna,

Lo scrive il Corriere della Sera nelle “Recentissime” del 3 marzo 1909.

Sulla sinistra del torrente c’è il villaggio di Tassei, e sulla destra la località Ciroch. Più in in alto c’è la località di Sambuca e andando oltre c’è Val Morel. Quella di Ciroch è la zona più pericolosa, perché posta sul declivio di Col Visentin e quindi in balia dei capricci della montagna.

Ecco come i profughi della Val Tibolla, partiti alle 9 hanno portato la prima notizia a Belluno alle 3 del pomeriggio.

“Nella valle desolata, dove ancora sorsero recentemente nuove abitazioni a cura degli emigranti ritornati in patria, venne avvertito che in causa della nevicata, la località Ciroch presentava gravi pericoli per lo straordinario ammasso di neve accumulato sul declivio del monte e che minacciava, con violente cadute di enormi lavine, un vasto fabbricato posto lungo il pendio, abitato da alcune famiglie tutte dello stesso sangue, genitori, figli, nipoti e pronipoti. Uno degli informatori, certo Toffoli, avvertì del pericolo che correvano gli abitanti di quella casa, certi Roccon, e consigliò lo sgombero. Tredici persone però rimasero a Ciroch, mentre altre sei vennero accolte nell’abitazione del Toffoli a qualche distanza dalla casa Roccon”.

Il triste presentimento si avvera. Nella notte, infatti, una valanga di oltre 100mila metri cubi con un fronte di 400 metri si stacca dal Ciroch e travolge il piano superiore dell’abitazione provocando 13 vittime.

Ecco i nomi: Roccon Davide di anni 74 e la moglie Tomio Graziosa (70), Roccon Antonio (69) fratello di Davide e la moglie Giovanna De Barba (65), Roccon di Mattio di David (40) e la moglie Deriz Angelina (36), Reolon Teresa (36) vedova con tre figli Clementina (6), Giovanni (4) e Luigi (2). Nella stessa abitazione c’erano anche Giovanni Roccon con la moglie Augusta Sparta e i due figli. Tutti 4 si salvano miracolosamente.

Antonio Toffoli racconta della terribile notte “in alcuni punti si affondava fino alle spalle nella neve”. Le campane della chiesa di San Gottardo a Tassei danno il segnale d’allarme.”E si aspettava l’alba che non arrivava mai”.

Giunta la notizia a Belluno, il sindaco, professor Zanon chiama subito l’ingegnere municipale Enrico Cei per organizzare i soccorsi. Pare che il comandante del 56mo reggimento di fanteria metta a disposizione i suoi uomini. Ma si tratta di una nevicata eccezionale, che ha colpito tutta la provincia. A Sedico due tetti sono crollati, in Cadore la strada Tai – Pontenuovo era aperta, ma per Sappato non si passava. Interrotta anche quella da Castellavazzo a Termine di Cadore e continue valanghe precipitano ad Ospitale. Il telegrafo è interrotto in tutta la provincia a causa dei cavi spezzati lungo tutta la linea Agordo e Cadore.

(rdn)

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