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Ugo Dinello a Liberal Belluno: “Il Veneto doveva diventare una Terra dei Fuochi disseminata di rifiuti cancerogeni”

schenal franceschini pavone dinello de dona“L’ecomafie dei Clan dei Casalesi avevano in mente di portare qui i veleni che prima seppellivano nella Terra dei fuochi oramai satura. E’ stata la Direzione distrettuale antimafia di Napoli a fermarli”.

Lo ha detto Ugo Dinello, giornalista e coautore (con Luana De Francisco e Giampiero Rossi) del libro “Mafia a Nord-est”, alla rassegna Conversazioni in Taverna organizzata dall’Associazione Liberal Belluno presieduta da Rosalba Schenal, che si è tenuta giovedì sera al ristorante Taverna nel centro storico di Belluno. Con Dinello, al tavolo dei relatori, c’era il procuratore della Repubblica di Belluno Francesco Saverio Pavone e Tullio Franceschini, psicoterapeuta, psichiatra e criminologo.

Sala al completo, come sempre, e pubblico incredulo nell’apprendere che anche la nostra provincia figura nella triangolazione veneta degli interessi illeciti legati al turismo, con Cortina d’Ampezzo, Abano Terme e Venezia. Perché uno dei sistemi di riciclaggio di denaro è il turismo. “La Commissione antimafia già nel 1994 – ha detto Dinello – accertava che grandi alberghi di Venezia, Abano e Cortina passavano di mano 6-7 volte con prezzi di vendita 8 volte quelli di mercato. E’ evidente che ci fossero grandi interessi delle mafie”.

“La mafia nel Veneto è stata voluta, portata, coccolata! Il Veneto è la prima regione per evasione fiscale, con un tasso del 22%. Dove va a finire quella ricchezza?

La mafia è servita per i furti concordati, per portare in Romania i macchinari, ed evadere i contributi previdenziali. Il processo Aspide ha stabilito che 111 imprenditori veneti sono stati taglieggiati. Ma solo uno di loro ha collaborato con la giustizia”.

Dinello collega circostanze, personaggi, fatti. Segue il flusso del denaro come insegna il giornalismo investigativo. Parla anche dello scandalo Mose, dove avevano già deciso il problema, come risolverlo, i progetti, come andavano realizzati i lavori, le imprese che li avrebbero eseguiti. Tutto pianificato lubrificando bene i canali della politica per 20 anni. “Hanno corrotto tutti – racconta Dinello – politici, ufficiali, magistrati, imprenditori. Hanno fatto ciò che hanno voluto”!

“Voi cosa ne sapete di come vengono gestiti i veleni? Il Veneto è la seconda regione per per quantità di amianto impiegato, ma non c’è una discarica per l’amianto”.

Dinello racconta l’incredibile storia di Fabio Fior, padovano, laureatosi in ingegneria a Catania e una carriera brillante in Regione Veneto, al vertice della Tutela ambiente della Regione Veneto, vicepresidente della Commissione Via, dava l’ok al suo progetto. “Nessuno sapeva? Di chi ci si può fidare”? Si chiede l’autore che racconta un’altra sconcertante storia. La trasformazione della diossina in conglomerato per l’edilizia. “Veleni trasformati in inerti con un colpo di penna. Rifiuti pericolosi, cancerogeni, mescolati a cemento finiti sotto il manto stradale, e anche nella costruzione delle case. Qui ci muoiono i gerani sulle terrazze… Chi pagherà? Nessuno. E hanno preso pure i finanziamenti regionali. Solo uno ha patteggiato la pena.”

“Controllate sempre il territorio – è l’appello di Dinello al pubblico bellunese – e chiedete conto ai vostri rappresentanti di cosa sta succedendo”.

A spiegare il retroterra nel quale si è creato il malaffare, è intervenuto il procuratore della Repubblica di Belluno Francesco Saverio Pavone, che si occupò in passato come giudice istruttore dei processi della “Mala del Brenta” e del suo capo Felice Maniero “faccia d’angelo”. “A metà degli anni ’70 iniziarono le scorribande nei locali senza che nessuno denunciasse nulla. Omicidi impuniti, rapine, traffico di droga. Appena ci si avvicinava a soggetti di Campolongo, paese di Maniero, calava l’omertà assoluta. Genitori di figli ammazzati che sostenevano di ricevere cartoline dal Sud America. Un clima di terrore”. Il procuratore riassume i fatti e i risvolti processuali di quegli anni, che terminarono con 85 condanne su 100 imputati in primo grado. “Maniero venne condannato a 33 anni, ma evase dal carcere corrompendo gli agenti di custodia, la sua posizione processuale si aggravò perché accumulò un’altra quindicina d’anni di pena. Per questo, decise di collaborare. Del resto, nei paesi anglosassoni a chi collabora danno addirittura l’impunità”.

Rispondendo alle domande della moderatrice Daniela De Donà, il procuratore della Repubblica attribuisce al “famigerato soggiorno obbligato” e quindi la presenza di 150 mafiosi, una delle cause della delinquenza in Veneto.

Non ha mezzi termini il procuratore quando parla di riciclaggio.

“Ho sempre sospettato che le banche siano i primi favoreggiatori dei criminali. All’inizio degli anni ’90 trovai conti correnti nei quali vennero movimentati miliardi di vecchie lire da un tale che percepiva una pensione minima. La banca impiegò 6 mesi per riferire se quel pensionato era titolare di conti correnti”. Da culla del diritto, l’Italia è diventata l’impunità del diritto”. Sull’ultimo scandalo valutario “panama papers” il procuratore è rassegnato “scopriremo che i reati valutari di 20 anni fa sono prescritti”!

Le conclusioni le ha tratte Tullio Franceschini, psicoterapeuta, psichiatra e criminologo, che ha tracciato il profilo di Felice Maniero “antisociale e istrionico, un soggetto incapace di amare. Ha tradito tutti i suoi amici per non andare in galera. Avaro, infelice. Con disturbo antisociale”.

Ma ha rivelato anche un retroscena non da poco sulle vicende passate del procuratore. “Il dottor Pavone – ha detto Franceschini – era contrario a qualsiasi accordo Stato-mafia. Per questa ragione un mafioso diede l’ordine di acquistare un fucile di precisione per ucciderlo”.

Roberto De Nart

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