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Il principe Bucaneve e Il primo giorno di Primavera

dolomiti-innevate-highAnche oggi son reduce da una passeggiata sui sentieri montani, con alcuni amici: son tutti allenati, tranne me. Ma mi son arrangiata e in silenzio ho sopportato la fatica pensando alla lauta cena che mi aspetta a casa loro.

Oggi era il primo giorno di Primavera! Esclamo, mentre osservo i raggi dell’ultimo sole oramai coricatosi dietro l’orizzonte. E la mia amica, annuendo, mi dice che su questo sa una serie di leggende e fiabe bellissime. E subito, senza darmi il tempo di dirle nulla, comincia a raccontare una di quelle favole che narra ai suoi bambini a scuola (fa la maestra elementare). Inizia proprio con l’immancabile “C’era una volta” e racconta di un giovane principe, figlio di Re Gelo, di nome Bucaneve, che si era innamorato perdutamente di una ragazza che aveva sentito cantare. Suo padre il signore dell’Inverno non gli permise di sposarla, dato che vivevano in due regni diversi; il loro amore non aveva speranza perché la fanciulla era la principessa Primavera e abitava la regione dei venti e dei fiori mentre lui era il Principe Bucaneve signore del gelo e della neve.

La mia amica s’interrompe quando suonano alla porta e si presenta un altro ospite con l’immancabile bottiglia di vino rosso e il pacchettino dei dolci. Dopo i saluti, noi donne torniamo in cucina e la mia amica continua col dirmi: il principe Bucaneve non riusciva proprio a dimenticare quella dolce melodia che aveva ascoltato. E alle prime avvisaglie della buona stagione decise di mettersi in cammino verso il paese di Primavera. Lungo il sentiero lei arrivò, leggera, accompagnata da un canto spensierato.

Siamo di nuovo interrotte: entra L* che ci sente chiacchierare di favole e si mette a ridere, bofonchiando qualcosa contro di noi e contro le solite storie melense di donne, ma ha tutta l’aria di essere innocuo. Dico alla mia amica di continuare, ma anche di fare attenzione ai fornelli!

bucaneveE continua così: Da lontano tuonava il cupo richiamo del Re Gelo, un brontolio che riecheggiava per tutte le montagne: ricordava al figlio che doveva affrettarsi a rientrare nel Paese dell’Inverno… ma il giovane principe non lo ascoltò e continuò a perdersi negli occhi di Primavera che, a piccoli passi, si avvicinava danzando.

Adesso si baceranno! Penso tra me e me: in fondo a tutte le storie con un Principe ci scappa il bacio. Complice lo spritz che ho sorseggiato tra una parola e l’altra, convinco la mia amica ad andar veloce nel racconto e ad arrivare direttamente al finale.

Quando la Primavera riuscì a distinguere il Principe… il suo cuore cominciò a battere forte forte.

Le Montagne tacquero e i due si tennero stretti a lungo, giurandosi eterno amore. Ma quando il sole ricomparve tra le nuvole, Bucaneve baciò Primavera e le disse che ad ogni fine-inverno l’avrebbe puntualmente attesa. Il Principe scomparve, svanito nella tormenta di vento e neve… Primavera, rimasta sola, piangeva e dalla lacrima caduta proprio sulle orme del suo amato, spuntò un piccolo fiore bianco, dai petali delicati: il bucaneve.

Originali le storie di montagna, bello il bucaneve, certamente bellissimo il Principe. Più stimolante ancora però il profumo dell’arrosto che è pronto da portare in tavola.

Ciò che invece non si deve toccare è il bucaneve, che è pianta protetta e va lasciata dove nasce.

 Si racconta che l’acqua sulfurea del Lago di Lagole, detto “el laghetto dele tose”, nel comune di Calalzo di Cadore, donasse bellezza e salute alle donne del posto e fosse utilizzata anche dai feriti durante le guerre mondiali per rimarginare in fretta le ferite. La leggenda narra che, negli anfratti rocciosi in prossimità del lago, vivessero le Anguane, donne bellissime, molto alte con i piedi di capra e con lunghi seni pendenti, che si buttavano dietro le spalle.

Un giorno un boscaiolo si innamorò di un Anguana e la fece sua sposa. Lei acconsentì a patto che lui non la chiamasse mai “piede di capra”. Dopo qualche tempo il marito la sgridò, apostrofandola proprio in quel modo. Da quel momento l’Anguana scomparve, ritornando solo per accudire i suoi bambini. Nelle grotte state rinvenute alcune statuette votive di epoca paleoveneta e romana, attualmente conservate nel museo di Pieve di Cadore.

Bruna Mozzi