Ci sono voluti vent’anni. Vent’anni di lavoro, soddisfazioni, delusioni, pause volute e non volute. Sconfitte brucianti, perché giunte all’ultimo istante o per circostanze sfortunatissime. Vent’anni a dover pensare sempre alla volta successiva. Ma finalmente, il ricordo di quella lontana, unica vittoria di una squadra di football americano bellunese in una competizione ufficiale Fidaf, marchiato Rangers, può passare agli archivi.
Il 23 – 14 con cui i Celtics Dolomiti hanno battuto i Redskins Verona sul campo di Arten di Fonzaso, ha molte analogia con quello maturato quattro lustri fa contro i Bulls Magenta. Uomini contati, ma motivatissimi e che ci hanno creduto dal primo all’ultimo secondo, soprattutto quando sembrava che, per l’ennesima volta, tutto stesse per sfuggire di mano.
Anche l’ultimo scherzo spiacevole del destino, l’assenza di Vittorio Munerol dalla panchina dopo tanto tempo, per problemi di salute, è stato superato con l’orgoglio di chi si sente pronto per affrontare i palcoscenici che contano, non solo da comparsa. I Redskins sono apparentemente di un altro pianeta. Bacino cui attingere enorme, risorse economiche, possibilità di godere di ampia pubblicizzazione. L’organico era il doppio rispetto ai verdeargento, che, durante il match, hanno dovuto anche rinunciare all’apporto di Corso e Fent per infortunio. Linee ridotte al minimo e votate al sacrificio, sia in attacco che in difesa. Rotazione degli effettivi in ruoli diversi da quello di partenza. Variazioni tattiche in corso d’opera. Ed il piccolo capolavoro ha preso man mano forma.
Inizio partita addirittura impressionante per i Celtics. Difesa che intercetta subito un lancio e realizza il primo touch down, trasformato. Attacco che, nonostante alcune imprecisioni, raddoppia. E in un batter d’occhio, i portacolori bellunesi sono sul 13-0. Avvio da applausi. Verona, ovviamente, non ci è stata a prendersi ceffoni su ceffoni impunemente. I Redskins sono una delle grandi storiche del football italiano. Incassare senza reagire da dei debuttanti, è impossibile da pensare. Detto e fatto, la difesa inizia a mettere sotto pressione la linea d’attacco, sfruttando la rapidità di uno dei defensive end che ha creato grossi problemi per tutto l’arco del match. Recuperati alcuni palloni, è stato inevitabile anche il riavvicinamento sin quasi al riaggancio. Alla fine del primo tempo, il punteggio parlava di 13-12 per i Celtics, con due td veronesi non trasformati. Inizio di terzo parziale con un safety, placcaggio del quarterback nella propria area di meta e due punti ottenuti dalla difesa Redskins per il sorpasso. Ma, proprio nel momento più difficile, la squadra reagiva di forza, con la decisione di chi sa che l’occasione è di quelle che difficilmente si ripetono. La difesa azzannava con rabbia, bloccando completamente le iniziative ospiti. Un placcaggio devastante di Francesco Giuliano, metteva k.o. il quarterback titolare rivale, mandando in crisi il sistema di gioco degli ospiti. Lo stesso Giuliano passava anche in linea d’attacco, per garantire maggior tenuta. Tre linemen al posto dei due soli di partenza, i linebackers ed il backfield difensivo lanciati a turno in blitz a stroncare prima dell’avvio le azioni Redskins. Silvio De Mio, raddoppiato costantemente per tutto l’incontro, capace di liberarsi e prodursi nel suo pezzo preferito, il sack del regista in possesso di palla. Il cambio in cabina di regia, con Bruno Boscia al posto di Omar Curto rischierato come ricevitore. Tutti tasselli di un mosaico che è andato componendosi minuto dopo minuto, con le corse velenose di Jimenez, gli sprint di Matos, per il nuovo, definitivo sorpasso, mentre gli scaligeri perdevano forze, lucidità, convinzione. Due safeties consecutivi per una defense verdeargento oramai padrona del campo, l’ultima delle quali di capitan Romanel a chiudere di fatto la gara, un td non trasformato, gli ultimi tre minuti che non passano mai, ma con i padroni di casa, anche se esausti, in grado di dominare qualsiasi tentativo di rimonta. Sino al fischio di chiusura per poter liberare finalmente la gioia da tanto tempo pronta ad esplodere.
Fare un discorso puramente tecnico, parlare di un giocatore piuttosto che di un altro, soffermarsi sulle inevitabili ingenuità ed errori che hanno tenuto aperto un match altrimenti chiuso molto tempo prima di quanto non sia accaduto, sarebbe ingeneroso ed ingiusto. I Celtics hanno giocato di squadra, lottato di squadra e vinto di squadra. Contro una signora rivale che, per rendere bene l’idea della portata dell’impresa dei nostri rappresentanti, era già proiettata alla partita con gli Hurricanes Vicenza per il primo posto nel girone. Ora, è giusto godersi la vittoria. Le festività pasquali regaleranno un turno di pausa per riuscire a recuperare acciaccati, indisponibili ed infortunati più seri, in vista della sfida di sabato 2 aprile. A Trento, contro i Thunders dell’ex Aaron Giazzon e che lo scorso anno, in amichevole, umiliarono i verdeargento. Ma era un’altra squadra. E sarà di sicuro un’altra storia.


