
Da vent’anni vivo in Cadore e con rabbia (ma non con rassegnazione) assisto alla perdita di peso politico, demografico ed economico di queste terre e mi chiedo cosa si possa fare perché vivere in montagna sia dignitoso e bello.
Vedo alcuni fenomeni contraddittori ma vedo soprattutto la mancanza di un’attenzione della politica verso la montagna.
Vedo sindacati e associazioni di imprenditori che pensano di trovare nell’unione con Treviso dei vantaggi e si rendono conto (tardi) che in questo modo rinunciano a rappresentare le terre in cui i lavoratori e gli imprenditori bellunesi vivono ed operano.
Vedo imprenditori che non riescono a mettersi in rete, ma vedo anche imprenditori in grado di innovare, specialmente nei settori agricolo e residenziale.
Vedo piccoli negozi di paese che chiudono (eppure basterebbe che per ogni 10 euro spesi nei centri commerciali o nei negozi on line scegliessimo di spenderne 3 nei nostri negozi per tenerli in piedi…); vedo pochi bambini che nascono col rischio di non riuscire a formare le classi primarie nelle nostre scuole e vedo troppi giovani laureati che abbandonano le nostre terre.
Vedo anche una sindaca, cui va tutto il sostegno della popolazione e dei turisti, che da anni combatte perché Pieve di Cadore abbia un Ospedale degno di tal nome, e che in questi giorni lotta per mantenere un centro nascite e per potenziare i servizi ospedalieri a servizio della comunità.
Vedo un giovane sindaco, con un giovane gruppo di amministratori, che lotta affinché la sua popolazione possa avere un servizio postale (pubblico, pagato da tutti noi!) che, pur ridotto, possa servire cittadini e turisti.
E vedo una sindaca che tra burocrazie regionali e nazionali sta lottando perché il Comelico possa essere raggiunto in sicurezza dopo che una frana ha compromesso la viabilità e un Sindaco che si trova a vivere la stessa battaglia a Borca di Cadore.
Belluno e le sue montagne possono e devono divenire un territorio nel quale la gente sceglie di vivere, o di restare a vivere; non è impossibile, ma serve un’azione politica che abbia al centro un Progetto per la Montagna.
Ci sono alcuni positivi risultati ottenuti dalla gestione dei Fondi Odi, e ci sono all’orizzonte le sfide di Cortina 2021 e del Treno.
Ma alla montagna non servono interventi eccezionali: la politica si fa anche ma non solo con i Fondi Odi, la politica deve tornare ad ascoltare la montagna.
Se il centro si allontana dalla periferia, e diventa sempre più distante, si creerà nei confronti del centro, e dei suoi rappresentanti a livello locale, una sempre crescente disaffezione, anche elettorale.
Se i destini delle persone e delle comunità che vivono in montagna sono decisi da chi la montagna non la conosce, se i soldi che arrivano in montagna sono ciò che residua dopo che la pianura e la città hanno avuto il loro, non andiamo lontano.
La politica che promette e non mantiene le promesse (vedi accordo Pd-Bard) è una politica destinata a perdere. C’è una cosa che la gente di montagna non sopporta: essere presa in giro.
Le battaglie condotte dai nostri ex consiglieri regionali per ottenere per Belluno una Legge per l’Autonomia rischiano di restare vittorie sulla carta se non si sciolgono i nodi politici sull’attribuzione di risorse; nodi la cui soluzione non è di certo aiutata dalle dichiarazioni di alcuni rappresentanti bellunesi in Consiglio Regione.
La Provincia ha bisogno di dotazioni finanziarie certe per poter svolgere i suoi compiti istituzionali.
Serve alla montagna bellunese un quadro di trasferimenti e di attribuzione di tributi certo; serve alla montagna una rappresentanza politica vera ed autorevole.
Personalmente ritengo scellerata la scelta di svuotare le Province di attribuzioni, risorse e rappresentatività. La Provincia deve tornare ad essere realmente elettiva, non “una casa dei sindaci” ma un’espressione della cittadinanza. Non ci serve una “provincia minore”, e non aderisco alla corrente di pensiero “allora meglio togliere direttamente le province”.
Ritengo addirittura che la carica di sindaco debba essere incompatibile con quella di consigliere provinciale, perché un sindaco che siede in Consiglio Provinciale è portato, logicamente, a pensare più al territorio che rappresenta che non alla più vasta e differente realtà provinciale.
Nei prossimi giorni si parlerà di Macro regione Alpina; un progetto importante, di respiro europeo, che per realizzarsi appieno ed essere coerente con la sua ragion d’essere deve riguardare zone morfologicamente alpine, non la pianura (sarebbe uno scippo in pubblica piazza!).
Nei secoli passati le nostre comunità seppero auto-organizzare, attraverso ad esempio la Magnifica Comunità di Cadore o le Regole, le proprie risorse; oggi la sfida è quella di ridurre i Comuni per poter “pesare” di più: è una sfida che va colta prima che venga imposta per legge e fortunatamente alcuni percorsi in tal senso si vanno intraprendendo, superando antichi campanilismi.
E vi è anche un’altra sfida, simile per portata innovativa a quella che portò alla costituzione della Regole e che si basa su un principio simile: la gestione collettiva di beni privati per uno sviluppo economico e sociale di lungo periodo.
Occorre una straordinaria opera di valorizzazione dell’esistente in un’ottica di crescita.
In tutta l’alta montagna vi è una straordinaria ricchezza immobiliare (terreni, case inabitate, ex stabilimenti industriali) che non è sufficientemente valorizzata, che è statica, che non produce reddito ma che è tassata e che potrebbe, opportunamente valorizzata, costituire un’attrazione straordinaria per mantenere la popolazione in montagna e per attrarne di nuova. Valorizzare il patrimonio immobiliare, con un coordinamento europeo o regionale, potrebbe anche favorire le aziende del luogo che lavorano nel settore dell’edilizia, dell’agricoltura di montagna e del silvo-pastorale.
Rendere possibile ad una giovane coppia sposarsi, mettere al mondo dei figli, o addirittura scegliere di venire a vivere in montagna grazie a riduzioni del costo della vita temporanee e finanziate con i proventi della valorizzazione dei beni immobiliari è una sfida, e non è impossibile.
E se poi la pianura fosse anche raggiungibile con servizi di trasporto ferroviari e su gomma degni di un paese civile potrebbe forse ridursi il fenomeno dell’abbandono della montagna.
La montagna ha ancora un futuro, per progettarlo servono tutte le forze politiche, sociali ed economiche di cui disponiamo; basta volerlo fare.
Stefano Bellotto
Segretario pro-tempore
Pd Centro Cadore


