HomeCronaca/PoliticaImpressioni da “Dolomiti da condividere” a Palazzo Doglioni, sede Confindustria Belluno-Dolomiti

Impressioni da “Dolomiti da condividere” a Palazzo Doglioni, sede Confindustria Belluno-Dolomiti

confindustria vivaioIniziativa ben organizzata, location splendida, autorevoli relatori. Mi ha frastornato la profusione di idee sulla gestione del turismo sul nostro territorio: trenini delle Dolomiti, sinergie di sistema, consorzi con la pianura, certezze di offerta, finanziamenti europei, mondiali di sci a Cortina.
A forza di sentir parlare di turismo mi è sorto il dubbio di essere ad un incontro di Confcommercio.
Poi le dichiarazioni di Caner (assessore regionale) sulla mancanza di disponibilità economica, supportato dal professor Bellati (Unioncamere) che ha palesato un paio di evidenze centraliste dello stato italico in tema di risorse, e dall’euro-deputato Remo Sernagiotto, han aperto all’Europa quale unica fonte di denaro… e la confusione è aumentata.
Nessuno cenno alla principale industria bellunese, quella idroelettrica, gli altri interventi sul comparto industriale sono stati pochi ed infelici.
Prima lo spettro evocato dal dott. Campeol che, alla scomparsa di Del Vecchio (n.d.a. l’Altissimo lo renda eterno!), la Luxottica verrà spostata su altre direttrici per i vantaggi logistici, è stato quello più rilevante. Poi la Presidente della Provincia Larese Filon ha esplicitato la volontà di “sfondamento a nord” della ferrovia, subito confutata dal medesimo Campeol circa l’impossibilità tecnica di realizzazione.
Che dire?
Fare sistema, turismo, fondi europei: sembrava la rivisitazione in chiave provinciale della ricetta usata dal sindaco Massaro alle elezioni di quasi 5 anni fa, ma l’indiscutibile elemento comune è la perniciosa ed ingravescente carenza di “schei” che ci attanaglia. Il paradosso è che la sola nostra provincia regala 800 milioni di euro all’anno a Roma.
La chiusura dell’architetto Cecchetto ha decantato la capacità realizzativa che quasi cento anni fa consentiva di realizzare a Venezia un ponte in mattoni di 4 chilometri, un parcheggio di 9 piani ed un intero quartiere tra il 1934 ed il 1938… quasi a dire: “Si stava meglio quando si stava peggio”!
Anche per questo voglio l’Italia fuori dal Veneto quanto prima.
Massimo Vidori
coordinatore area Dolomiti per Indipendenza Veneta