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La “Guera granda” dei Cantalaora. Venerdì la replica al museo di Serravella

L’anteprima alla Sala Guarnieri di Pedavena qualche settimana fa ha riscosso grande successo, con una vera e propria ovazione finale. 

Museo etnografico di Seravella (Cesiomaggiore - BL)
Museo etnografico di Seravella (Cesiomaggiore – BL)

Ora, “la Guera Granda”, rappresentazione teatral-musicale dei Cantalaora, frutto di un lungo ed impegnativo lavoro preparatorio, replica, venerdì 4 dicembre, alle ore 20.30 nella Sala conferenze del Museo Etnografico di Seravella, che patrocinia l’evento, organizzato dal Comune di Cesiomaggiore per tramite della Biblioteca Civica. Quello che ha convinto nella serata d’esordio è la ricchezza e la varietà dello spettacolo, che alterna canzoni e musiche, attinte al repertorio tradizionale popolare, eseguite efficacemente dal Gruppo (Ivano Da Barp mandolino, armonica a bocca e voce; Guido D’Agostini, tastiera e voce; Valter Feltrin, chitarra e voce; Natale Pollet, contrabbasso e voce; Denis Sasset, fisarmonica e voce; Alberto Zannin, voce solista) su propri arrangiamenti originali, ad immagini d’epoca di grande suggestione (foto e filmati) e testi, tratti per lo più da scritture private (lettere, e diari) di soldati dal fronte, letti e recitati con intensità da Francesco Padovani e Daniele Gazzi. Ma la forza dello spettacolo è insita nella molteplicità di registri emotivi, dal tono triste e malinconico dei soldati in trincea presi dalla nostalgia di casa e dei propri famigliari, sottolineata da canzoni come Pianzé pianzé putele, Ninna nanna della guerra e Quando sona l’Ave Maria”; al tono drammatico degli assalti e bombardamenti nei campi di battaglia, rimarcato da canzoni come Fuoco e mitragliatrici, Sui monti Scarpazi e Salarolo”; al tono satirico ben reso dal brano “Io sono l’imboscato” interpretato in perfetto stile Petrolini dal versatile Padovani, così come dal testo Grand Hotel della paura, parodia burlesca della guerra che girava in trincea nella forma di “fogli volanti”, venendo rappresentato negli spettacoli di varietà effettuati nelle retrovie per sollevare il morale delle truppe. La canzone di chiusura “Oh Gorizia” evidenzia lo “spirito pacifista” di cui è impregnato tutto lo spettacolo, che si avvale di un rigoroso impianto storiografico, contrapponendo alla versione “ufficiale” della Grande Guerra, la versione popolare della gente comune, soldati e civili che l’hanno vissuta sulla propria pelle, a costi umani elevatissimi. Non solo uno spettacolo, ma un momento di riflessione da cui è difficile uscire indifferenti.

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