Facendo tesoro dell’esperienza scaturita dal convegno di studi sul Medioevo bellunese “Quando comandava la spada”, tenutosi al Castello di Zumelle lo scorso 17 ottobre, gli organizzatori, i relatori e i partecipanti intendono lanciare un forte appello alla classe politico-amministrativa provinciale.
La finalità è quella di tutelare il patrimonio di cultura e beni culturali dell’intero nostro territorio, affinché possa essere valutato e considerato nella sua interezza come fondamentale in tutti i suoi settori: archeologico, architettonico, storico-artistico, linguistico ed etnoantropologico. Come veicolo su cui investire interesse e finanziamenti, per uno sviluppo equilibrato che tragga origine e, quindi, stabilità dalle specifiche e irripetibili risorse locali.
In altre parole, abbandonare una volta per tutte (pur tenendo presenti gli impegni in tal senso di qualche isola felice e consapevole) la concezione, purtroppo molto diffusa, di come i beni culturali siano o costituiscano un ostacolo, un onere negativo sia nel settore dei lavori pubblici sia in quelli privati.
Da tener presente è anche la preoccupazione di una possibile chiusura degli archivi bellunesi (in particolare di quello di Stato), che sarebbe un fatto grave in quanto essi costituiscono un patrimonio documentario prezioso per la conoscenza del nostro passato. Per rimanere nell’ambito pubblico, partendo da quello nazionale per giungere a quello locale, si ravvisa la necessità che sia incentivata una costante e puntuale sensibilizzazione verso questo patrimonio che tutto il mondo ci invidia ma che allo stesso tempo è sconosciuto, dimenticato e, colpevolmente, trascurato e, troppe volte, distrutto per il nostra comune lacuna, mai colmata, di non possedere il concetto di eredità storica. In conclusione dal convegno è emersa l’imprescindibile necessità di convocare gli Stati generali della cultura bellunese, allo scopo e con l’obiettivo che anche dagli studiosi bellunesi possano emergere contributi ed idee per un futuro migliore e legato alla cultura, per le nostre comunità.


