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Venerdì a Pedavena il concerto-spettacolo La Guera granda, del Gruppo Cantalaora

E’ un atteso ritorno, quello dei Cantalaora, dopo quasi due anni di assenza dalle scene, tempo impiegato in parte a preparare il nuovo spettacolo “La Guera Granda: un racconto per canti immagini e testi”, che sarà presentato in anteprima alla Sala Guarnieri di Pedavena , venerdì 20 novembre ore 20,30, nell’ambito della Rassegna “100 anni dopo: percorsi nella Guerra 1915-18”, organizzata dal Comune di Pedavena in collaborazione alla locale sezione ANA.

grande guerraL’obiettivo che li ha animati in questo lungo e complesso lavoro era quello di proporre una rappresentazione teatral-musicale che contenesse elementi di novità, sfuggendo da un lato alla retorica patriottica e nazionalista, dall’altro all’antimilitarismo di maniera, però mantenendo come assunto di base la visione pacifista. “Mai più guerre” è la frase con cui si conclude lo spettacolo. Ora questa frase viene ad assumere una valenza particolare e suona quasi paradossale all’indomani dei drammatici eventi parigini, quando lo stesso Papa Francesco parla di “Terza guerra mondiale”. La riflessione sulla Guerra, sull’assurdità di tutte le guerre, acquista così una nuova tragica attualità che nessuno, tanto meno i Cantalaora, avrebbero voluto. Ma la storia, si sa, non insegna nulla o, se preferite, gli uomini hanno la memoria corta… Alla storia si sono rivolti innanzitutto i componenti del Gruppo, attraverso approfondite ricerche in ambito musicale, iconografico e testuale, per cercare di capire cosa ha significato la Guerra del ‘15-‘18 per la gente comune, uomini e donne, che l’hanno vissuta sulla propria pelle, al fronte o nelle retrovie. La conclusione cui sono arrivati è che non sia stata una “Grande Guerra”, come esaltato dagli alti ufficiali con i loro scritti dai toni enfatici ed altisonanti, ma più prosasticamente una “Guera Granda… e maledetta”, una tragedia immane da cui non era possibile sottrarsi. A testimoniarlo tante canzoni popolari, nate spesso in trincea su arie già note e preesistenti, che trasudano sofferenze e drammi indicibili, come Pianzé pianzé putele, Fuoco e miragliatrici, Ponte de Priula, Salarolo, Sui Monti Scarpazi, quando non manifestano un’esplicita protesta alle logiche militariste e guerrafondaie, e per questo tacciate di disfattismo, quali Ninna nanna della guerra, Oh Gorizia, fino ai canti satirici, quali gli Stornelli di Cadorna, L’imboscato. Tutte canzoni, queste, composte prevalentemente per un’esecuzione corale, che il Gruppo Cantalaora ripropone con propri arrangiamenti musicali su base strumentale. Ma lo testimoniano con grande efficacia anche le tante immagini (350 con l’aggiunta di alcuni filmati d’epoca) selezionate su oltre 5.000 visionate, tratte da archivi pubblici e privati, tra cui l’Archivio Fotostorico Feltrino, alcune anche inedite, che accompagnano le esecuzioni musicali e le parti narrative. Lo testimoniano soprattutto i testi, letti e recitati nello spettacolo, che riportano per lo più documenti privati, quali lettere, diari e memoriali di soldati dal fronte. Dall’ampia bibliografia esaminata non poteva mancare il testo “Storia intima della Grande Guerra”, presentato, con successo, a Pedavena dall’autore Quinto Antonelli la settimana scorsa. Si tratta dunque di una rappresentazione complessa, che si propone di restituire l’atmosfera e le emozioni di questa Guerra, che tanto ha segnato storia e memoria dei nostri paesi, cercando di “alleggerire” la cupezza e la tragicità di quegli eventi con alcuni inserti di taglio cabarettistico, rifacendosi ai “fogli volanti” di taglio satirico che giravano clandestinamente nelle trincee e negli spettacoli effettuati nelle retrovie per sollevare, come si diceva allora, “il morale delle truppe”: così è Il Grand Hotel della paura, testo popolare che ironizza sulla vita dei soldati in trincea, paragonandola ad una macabra festa, con tanto di banchetti a base di bombe e gas asfissianti e balli “col tango alla baionetta”. Allo spettacolo hanno contribuito per la parte musicale Ivano Da Barp (armonica a bocca, mandolino e voce), Guido D’Agostini (tastiera e voce), Valter Feltrin (chitarra e voce), Natale Pollet (contrabbasso e voce), Denis Sasset (fisarmonica e voce), Alberto Zannin, (prima voce); per le immagini Francesco Padovani, per i testi letti e recitati Daniele Gazzi e lo stesso Padovani; al service audio e luci Mario Bee. Uno spettacolo che non vuole essere una celebrazione, ma un monito per un futuro che oggi, rischia, amaramente, di diventare un nuovo presente.

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